Registrato a Siena – 2013

Appunti lezione 9

Punto di partenza

Nelle sessioni precedenti abbiamo visto come Dio ci doni le armi spirituali per distruggere le fortezze costruite nella nostra mente dall’opera satanica. Attraverso pensieri “automatici” e ripetutamente spinti o assecondati dalle emozioni le forze delle tenebre riescono a portarci a convinzioni su noi stessi, sugli altri e sulla vita stessa — convinzioni che non rendono onore al Creatore e che ci fanno costruire un copione distruttivo: una storia in cui diventiamo attori di una vita mai prevista da Dio. Una vita fatta di sofferenze, afflizioni e incapacità di affrontare le situazioni quotidiane.

Un’altra questione però rimane aperta: come si fa, in concreto, a sottomettere i propri pensieri a Cristo? Come si fa a non ridare vita a quell’uomo vecchio che è stato crocifisso con Cristo? Per avvicinarci a qualcosa che tutti possono sentire e riconoscere, partiamo da un’esperienza condivisa: le sollecitazioni del cuore, dello spirito umano.

Lo spirito umano

Ciascuno di noi ha uno spirito. E’ l’uomo nascosto del cuore, il nostro cuore e la nostra anima. Non è una questione riservata ai credenti: ogni essere umano ha uno spirito vivo, funzionante e attivo. Anche chi non crede, anche chi non lo riconosce. Biblicamente, lo spirito umano ha tre funzioni principali — non esaustive, ma fondamentali.

  • Intuizione: quella di intuire la verità che Dio ci rivela.
  • Coscienza: non la coscienza psicologica come semplice consapevolezza di qualcosa, ma la funzione di avvertire la voce di Dio in noi che guida e istruisce, approva o disapprova, ferma o incoraggia.
  • Comunione: quella di avere comunione e intimità con la dimensione spirituale. Se non siamo uniti allo Spirito Santo tendiamo comunque a unirci ad altre realtà spirituali.

Tradotto in un linguaggio più vicino all’esperienza, queste tre funzioni si esprimono come motivazioni, intenzioni e desideri. La motivazione risponde al perché; l’intenzione risponde al che cosa; il desiderio è il modo in cui li sperimentiamo internamente. Sono queste le sollecitazioni di cui parliamo.

Cosa sono le sollecitazioni

Le sollecitazioni sono movimenti interiori: spinte che avvertiamo come tendenze profonde non biologiche né psicologiche, ma spirituali. La nostra anima è come una centrale nucleare che produce energia in modo costante: questa energia scorre come un flusso e cerca di esprimersi. Può prendere due direzioni. Se siamo uniti allo Spirito Santo il flusso segue il piano di Dio. Se non lo siamo la stessa potenza viene convogliata verso obiettivi distorti — e la storia ci mostra di quanta forza può essere capace questa deviazione.

Ci sono tre livelli per crescere secondo il piano di Dio. Il primo — quello che esploriamo qui — è entrare in contatto con le sollecitazioni del nostro spirito, per avere accesso alle motivazioni profonde che portiamo dentro. Il secondo è tradurre queste sollecitazioni in intenzioni e scelte concrete. Il terzo è rilasciare il tipo di potenza necessaria per realizzare gli obiettivi che Dio ha preparato.

Queste sollecitazioni non sono misurabili, ma possono essere conosciute, sperimentate e anche osservate. Sono sorgenti di forza sempre presenti: anche se non le utilizziamo, ci sono. Anche se le abbiamo tenute bloccate per anni, sono riattivabili — perché ne siamo dotati.

Bloccate, dissipate, soffocate

Le sollecitazioni del nostro uomo interiore possono essere impedite in tre modi. Possono essere bloccate, come un fiume a cui viene costruita una diga. Possono essere dissipate, come se l’acqua venisse deviata in piccoli rivoli finché il fiume principale si secca. Possono essere soffocate, come se tante pietre ostruissero il letto del fiume dall’interno.

Nella parabola del seminatore Gesù mostra esattamente questo: la Parola — lui stesso, il messaggio del regno su due gambe — può essere rubata immediatamente, può non trovare terreno per radicarsi o può essere soffocata dalle spine. È la stessa cosa che accade alle sollecitazioni dello spirito quando le forze delle tenebre se ne appropriano.

Il punto cruciale è questo: l’intervento non va fatto solo sul motore — cioè sulla potenza che esprime la sollecitazione — ma prima ancora va tolto il blocco che la impedisce. Cercare di riaccendere la speranza, ad esempio, è inefficace se la spinta alla vita è ostruita da una fortezza nella mente. Il problema non è il motore: è ciò che blocca il serbatoio. Ecco perché diciamo di distruggere le fortezze nella mente — non è un’immagine retorica, è una descrizione precisa del meccanismo. Abbiamo l’autorità, nel nome di Gesù, di distruggere le fortificazioni malvage che ostruiscono queste spinte e di rifiutare l’opera di quei demoni che ci hanno convinti attraverso convinzioni false a sederci sopra il nostro spirito e soffocarlo.

Le sette sollecitazioni

Ci sono sette sollecitazioni fondamentali. Non sono esclusive dei credenti: appartengono a ogni essere umano, perché ogni essere umano ha un’anima, uno spirito. Per ciascuna di esse la persona ha un obiettivo verso cui tende e una potenza con cui si esprime.

Come leggere la tavola

Per ogni sollecitazione: la colonna centrale indica l’obiettivo a cui la spinta tende; la colonna destra indica la potenza che occorre per esprimerla quando. La riga inferiore descrive il meccanismo concreto.

1. Vivere

Vivere

Obiettivo

Significato — chi sono, cosa ci faccio qui, dove sto andando

Potenza

Speranza

La spinta a vivere non è solo il desiderio di sopravvivere — quello è comune anche agli animali. È il desiderio di essere sani, di avere un cuore che batte, un cervello che funziona, di essere capaci di fare le cose e di esercitare un certo controllo sulle proprie azioni e sul proprio pensiero. Anche il gesto del suicidio, in questa prospettiva, può essere letto come un’espressione estrema e disperata di questa spinta: la persona non vuole non vivere, vuole vivere diversamente. Quando la spinta alla vita è bloccata la prima cosa che si perde è la speranza. Quando si trova una nuova ragione per vivere la speranza si riaccende. La differenza non sta nel riaccendere il motore: sta nel togliere ciò che ostruisce il flusso.

2. Libertà

Libertà

Obiettivo

Autodeterminazione — poter dire «faccio quello che decido»

Potenza

Coraggio

La libertà è fisica, emotiva, intellettiva e spirituale. È scritta nel DNA spirituale di ogni essere umano — ed è per questo che le costituzioni di tutto il mondo la riconoscono come valore fondamentale. Gesù disse: «Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». La libertà non può esserci senza la verità. Quando la libertà è oppressa dall’interno — per esempio dall’ansia — non si è più liberi di pensare come pensa Dio: si diventa schiavi del pensiero del mondo sotto pressione. L’ansia mette in moto la ricerca dei mezzi per sopravvivere invece di affidarsi a chi provvede. Con il coraggio la sollecitazione alla libertà diventa una forza appassionante e motivante.

3. Capire

Capire

Obiettivo

Consapevolezza — sapere cosa sta succedendo e poter pensare da sé

Potenza

Curiosità

In ogni persona c’è il desiderio di conoscere — non quella conoscenza deviata che esalta l’essere umano a dispetto di Dio, ma il desiderio sano di essere consapevoli di ciò che accade, di poter pensare autonomamente, di non delegare ad altri di pensare o sentire al proprio posto. Questo è il contrario della simbiosi e della passività. Quando non si sa cosa sta accadendo attorno a sé, o si rifiuta di capire, si è spesso frustrati, confusi e a volte arrabbiati. La curiosità sana — quella che ci spinge a non arrenderci al «non capisco» — è la potenza che esprime questa sollecitazione e la mantiene viva.

4. Creare

Creare

Obiettivo

Originalità e vocazione — scoprire l’incarico affidato da Dio

Potenza

Immaginazione

Essendo fatti a immagine e somiglianza di Dio che è Creatore, abbiamo in noi un set di attributi virtuosi, come se fosse un suo DNA: anche noi siamo spinti a creare. Quando da una persona esce qualcosa di originale — un’idea, un piano, una musica —si sente in qualche modo origine di ciò che è uscito da sé, e quel senso di soddisfazione è il frutto di questa spinta che si esprime liberamente. L’immaginazione usata per scopi santi — nella lode, nella preghiera, nel cercare la propria visione — favorisce quella creatività che porta all’originalità e apre alla scoperta della propria vocazione.

5. Godere

Godere

Obiettivo

Felicità — sperimentare la vita come qualcosa di buono

Potenza

Entusiasmo

C’è in ogni persona il desiderio di trovare piacere nel vivere. Non si tratta di libertinaggio: si tratta di felicità, della capacità di sperimentare la vita come qualcosa di buono, non come qualcosa da sopportare alla meno peggio. L’entusiasmo è la chiave che trasforma eventi monocromatici in esperienze a tutto colore. Senza entusiasmo la vita sembra qualcosa che scivola di mano, qualcosa che si sopporta finché dura — ed è questo il terreno in cui la depressione prende piede.

6. Connettersi

Connettersi

Obiettivo

Amore — in relazioni autentiche, aperte e non manipolative

Potenza

Accudimento

Lo spirito umano ha un desiderio innato di essere in relazione con altri — non solo in compagnia, ma in connessione autentica: in condivisione, in intimità, in apertura. Questo desiderio ci spinge a cercare l’amore, perché l’amore ha bisogno di un «tu» per poterci essere. Quando questa spinta è resa insensibile — anche per ragioni spiritualmente motivate come certi orientamenti verso la solitudine er prendere distanza dalle passioni del mondo — si frustra inutilmente qualcosa di scritto nel DNA spirituale dell’uomo. L’accudimento sano e autentico — qualcuno che si prende cura anche senza meriti — riaccende questa spinta. La stessa cosa vale nei confronti di Dio: la nostra connessione con il Signore, restaurata da Gesù, è ciò che ci permette di sperimentare l’amore nella cura che lui ha per noi.

7. Trascendere

Trascendere

Obiettivo

Destino — il piano di Dio che si dispiega quando siamo uniti allo Spirito Santo

Potenza

Fiducia

L’ultima sollecitazione è la capacità di oltrepassare il limite umano, di andare oltre ciò che è visibile e ovvio, di essere aperti a ciò che si conosce e a ciò che non si conosce ancora. Ogni essere umano porta scritta dentro questa tensione verso il «di più». Anche in mezzo alle difficoltà — da cui non siamo esenti — chi trascende sa che c’è qualcosa di più che ancora non vede. Non è evasione: è la fiducia che permette di essere uniti a quel qualcosa che va oltre il naturale.

Togliere i blocchi

Il percorso pratico che emerge da questo quadro ha due movimenti distinti. Il primo è individuare i blocchi, gli strozzamenti e le dissipazioni che impediscono a questo flusso di potenza di esprimersi. Il secondo è pregare per eliminarli — e questa preghiera comporta l’esercizio dell’autorità di Dio sui demoni che soffocano le spinte interiori dell’uomo.

Non si tratta di un accessorio opzionale: è indispensabile. Senza togliere ciò che blocca il serbatoio, intervenire sul motore non serve a niente. La gente è lì che cerca di riattivare il motore ma non toglie il blocco — e allora le potenze che dovrebbero esprimersi non hanno materiale primario su cui lavorare.

Distruggiamo le fortezze e sottomettiamo i nostri pensieri al Messia, per avere la felicità e l’unione con lui.

Riferimenti biblici

Spinta alla vita: Gv 10,10; Rm 8,11

Libertà: Gv 8,32; Gal 5,1

Conoscenza: Pr 1,5; Gv 17,3

Creatività: Gen 1,26–27 (immagine di Dio Creatore)

Connessione / amore: Gv 13,34–35; 1 Gv 4,8

Trascendenza / destino: Sal 139,16; Ef 2,10; Ger 29,11

Distruggere i blocchi: 2 Cor 10,4–5; Lc 8,4–15 (Parabola del seminatore)

Spirito umano: 1 Ts 5,23; Pr 20,27

Fondazione Cantonuovo  ·  Maurizio Tiezzi  ·  La battaglia nella mente

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