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Appunti lezione 4

Il nuovo sistema di riferimento

Introduzione

Il percorso che stiamo facendo ci ha portati a un punto fermo: la battaglia si svolge nella mente. Abbiamo visto a cosa è esposta la mente del credente, abbiamo esplorato alcune delle dinamiche che si innescano nel nostro modo di essere e abbiamo compreso che dietro ciò che appare soltanto pensiero o sentimento c’è uno spirito che gli dà la vita e che ci sono spiriti maligni il cui unico scopo è distrarci dal piano di Dio per noi.

Il Signore ha predisposto per ciascuno di noi un percorso orientato alla felicità. Non una felicità astratta: quella felicità ordinaria, quotidiana che rende una persona capace di essere soddisfatta, di sentirsi e vedersi pienamente nel proprio scopo, di sapere di vivere il proprio destino. Non c’è niente di più bello. E questo accade soltanto in relazione con Colui che ci ha creati e che ha scritto quella storia meravigliosa per ciascuno di noi.

La distrazione dal piano di Dio è ciò che il nemico cerca in ogni modo di produrre. La mente è il luogo in cui pensieri, sentimenti e decisioni si incontrano e producono comportamenti: è lì che si combatte la battaglia, è lì che le forze delle tenebre cercano di piantare le loro fortezze.

Nelle lezioni precedenti abbiamo stabilito che la lotta spirituale descritta da Paolo in Efesini 6 — contro spiriti maligni, non contro persone — si svolge nella mente, perché le fortezze di cui parla in 2 Corinzi 10 sono i ragionamenti superbi che si ergono come muri per impedirci di conoscere Dio, di essere in comunione con Lui. Paolo afferma anche che non è sufficiente abbattere le fortezze: occorre

rendere i pensieri obbedienti al Messia (2 Cor 10,5). Abbiamo già affrontato la prima fase: la distruzione delle fortezze, la consapevolezza delle proprie dinamiche, la volontà di staccarsi da ciò che distrae dal destino. Stasera affrontiamo il secondo aspetto: come si fa, concretamente, a rendere i propri pensieri obbedienti al Messia? La risposta passa da un concetto che introduciamo in questa lezione: il sistema di riferimento.

  1. Che cos’è il sistema di riferimento

Il sistema di riferimento è l’insieme dei parametri cui una persona si ispira per definire e uniformare ciò che percepisce, ciò che pensa, i propri affetti e le proprie azioni. In altre parole, è l’insieme di valori, motivazioni e intenzioni che portano una persona a comportarsi in un certo modo, perché quel comportamento è coerente con il sistema che ha assorbito nel tempo. Serve anche a formare le proprie convinzioni su se stessi, sugli altri e sul mondo.

Una prima caratteristica è decisiva: tutto ciò che contrasta con il sistema di riferimento viene rifiutato come incoerente. Non si tratta di una scelta deliberata. Quando mi viene richiesto un comportamento che cozza con i miei valori, con i miei parametri di pensiero e di sentimento, lo rigetto quasi automaticamente, perché seguirlo significherebbe entrare in guerra con me stesso. Una volta costruito, questo sistema viene tenuto ben caro.

Le convinzioni che abbiamo già esaminato — quelle svalutanti, quelle superbe — non galleggiano nel vuoto. Hanno un substrato, un terreno che le alimenta. Questo substrato è il sistema di riferimento. Se voglio usare un’immagine: le convinzioni sono il dolce, ma il sistema di riferimento è il pan di spagna su cui tutto poggia.

Riferimento

2 Cor 10,3–5 · Lc 4 · Is 55

 

Un esempio: democrazia e Regno

Siamo cresciuti in un sistema democratico. I parametri di quel sistema — la sovranità popolare, il contrappeso dei poteri, la diffidenza come principio fondante delle istituzioni — sono diventati il nostro orientamento culturale. Gesù invece parla di un 

Regno e annuncia di essere un Re alla cui volontà ci si sottomette. I due sistemi sono radicalmente diversi. Non si può comprendere l’obbedienza al Messia con il filtro della democrazia. Non perché uno sia superiore all’altro sul piano politico, ma perché i valori fondanti sono opposti: la democrazia si regge sulla sfiducia — i meccanismi di controllo e contrappeso esistono perché i cittadini potrebbero ingannarsi a vicenda — mentre nel Regno di Dio il valore base è la fedeltà al re basata sulla fiducia. Non a caso la parola credente significa letteralmente fedele e fiducioso.

Questo non è un esempio politico: è un esempio per mostrare quanto un sistema di riferimento possa rendere incomprensibile o addirittura inaccettabile, ciò che appartiene a un altro sistema. Lo stesso accade a livello personale: chi ha assorbito certi valori nel proprio orientamento profondo non riesce a recepire il punto di vista di Dio su se stesso — non perché non voglia, ma perché i sistemi non sono compatibili.

 

  1. Il sistema di riferimento come filtro della realtà

Il sistema di riferimento funziona come una membrana che circonda l’intera personalità. Tutto ciò che entra — ogni stimolo, ogni percezione, ogni esperienza — viene vagliato da questa membrana. Ciò che è coerente con i parametri passa; ciò che non lo è viene respinto o distorto.

Questo significa che non vediamo mai la realtà così com’è. Vediamo la realtà filtrata. A meno che il nostro sistema di riferimento non sia quello di Dio che ha creato la realtà. Chi parta da una convinzione svalutante su se stesso non riesce a valutare lucidamente la situazione presente: la legge attraverso le lenti di ciò che ha sempre creduto di valere. Ogni volta che guarda in su per orientarsi, la sua 

stella polare — il sistema di riferimento — gli conferma: «Sì, è così. Tu non vali.» Ecco perché abbattere le convinzioni senza cambiare il sistema di riferimento diventa un esercizio mentale: si distruggono oggi, ma tra qualche giorno si riformano. Il terreno è ancora fertile.

Il sistema di riferimento regola anche le relazioni. L’intesa autentica tra due persone si ha quando condividono il proprio sistema o quando ciascuna riesce a trascendere il proprio. Quando i sistemi sono opposti nasce il conflitto — non perché le persone non valgano, ma perché c’è una membrana che le respinge automaticamente. Questo è un criterio utile per valutare le relazioni: non per giudicare le persone, ma per capire dove nascono le tensioni.

 

  1. La funzione definitoria dei genitori

Il sistema di riferimento non cade dal cielo: si apprende. Si apprende dai genitori, dai nonni, dai fratelli maggiori, dagli zii, da tutte le figure di riferimento che ci circondano fin da piccoli.

I genitori svolgono nei confronti del bambino due funzioni distinte. La prima è nutritiva e affettiva: il genitore nutre, accudisce, protegge. La seconda è definitoria. Il genitore dà un senso alle cose: apprezza o non apprezza certi comportamenti, attribuisce un significato anziché un altro a un fatto, a un pensiero, a un sentimento. Quel significato che il genitore attribuisce diventa la definizione che il bambino interiorizza.

Tutte queste definizioni genitoriali, accumulate nel tempo, formano il sistema di riferimento. Non si tratta di un processo consapevole — né da parte del genitore né da parte del bambino. È un apprendimento profondo, tacito, incorporato nel modo stesso di percepire il mondo.

Questo ci dice anche quanto sia determinante la qualità del sistema di riferimento che trasmettiamo ai nostri figli. Se siamo sottomessi al Messia, possiamo offrire loro un sistema coerente con il Suo. Se non lo siamo, il sistema che trasmettiamo — pur con le migliori intenzioni — rifletterà i nostri valori non redenti. Il nemico si insinua nelle generazioni proprio così: distruggendo amore e fiducia, la base del legame tra genitori e figli. Ogni generazione deve risalire una china sempre più ripida. Mentre abbiamo a portata di mano l’agente di cambiamento: lo Spirito Santo.

 

  1. Perché abbattere le fortezze non basta

Abbattere le fortezze — i ragionamenti superbi, le convinzioni svalutanti — è necessario, ma non sufficiente. Se abbatto la convinzione senza cambiare il sistema di riferimento, è come strappare le erbacce senza togliere le radici: in capo a qualche giorno ricrescono.

Ciò che Paolo chiede ai Corinzi — rendere i pensieri obbedienti al Messia — è inattuabile se non si cambia il sistema di riferimento. Se il mio sistema di riferimento è diverso da quello di Dio, rifiuterò automaticamente il Suo modo di vedere le cose, perché lo percepirò come incoerente con la mia stessa identità. Potrò sforzarmi intellettualmente di aderire a certe verità, ma non diventeranno mai mie. Il vero cambio di mentalità di cui parla Gesù — «Cambiate mentalità, il regno dei cieli è arrivato» (Lc 4) — non è un aggiornamento di credenze mentali. È un cambiamento del sistema di riferimento e dei nostri pensieri.

Ecco anche perché nel credente che ha convinzioni svalutanti su se stesso c’è un atto di superbia: il valore che attribuisce a se stesso è diverso dal valore che Dio gli attribuisce. Se il mio sistema di riferimento dice che non valgo e Dio dice che valgo al punto da mandare il Suo Figlio per me, i due sistemi si escludono. Non posso essere in comunione con Dio mantenendo un orientamento della mia vita che contraddice il Suo.

 

  1. Come cambia il sistema di riferimento

Il sistema di riferimento non è immutabile. I sistemi di riferimento umani sono mutabili. Cambiano, però, seguendo un percorso preciso: il cambiamento avviene quando, di fronte al disagio rispetto al proprio sistema attuale, una persona trova nuove motivazioni e nuovi modelli da cui importare il nuovo sistema.

Il disagio

Il punto di partenza è il disagio. Non un disagio intellettuale: l’esperienza vissuta che ci dice che i valori secondo cui si è sempre vissuti non portano alla felicità, che qualcosa ne nostro ’orientamento profondo non funziona. Questo disagio è la voce della coscienza — una funzione del nostro uomo interiore, come vedremo nel prossimo paragrafo. È un segnale da ascoltare, non da soffocare.

Le nuove informazioni

Chi comincia a sentirsi stretto nel proprio sistema inizia a cercare: vuole capire come stanno davvero le cose, vuole vedere la realtà con occhi meno velati. Cerca nuove definizioni dei valori, nuovi modi di comprendere ciò che prima dava per scontato.

I nuovi permessi

Un aspetto spesso sottovalutato: il sistema di riferimento non solo definisce cosa è vero, ma anche cosa è permesso. Ciò che il sistema non permette, la persona non se lo consente. Cambiare sistema significa acquisire nuovi permessi — il permesso di sentire, di pensare, di essere, di ricevere — che prima erano preclusi dal vecchio orientamento.

Un esempio: in un sistema religioso dove Dio è presentato come un giudice severo che tiene il conto dei peccati, il primo permesso da acquisire è: «Sèntiti perdonato, perché il Signore ti perdona.» Non perché lo si debba credere per forza di volontà, ma perché il nuovo sistema — quello della grazia — lo rende possibile.

Il nuovo modello di riferimento

Il cambiamento finale avviene quando la persona assume una nuova figura di riferimento da cui importare il nuovo sistema — come un genitore che ne offre uno nuovo. Non si tratta di imitazione meccanica: si tratta di vedere il nuovo modo di vivere attuato in qualcuno e scoprire che è possibile. Si impara per imitazione, per importazione.

Ecco perché Gesù ha detto ai Suoi: «Amatevi gli uni gli altri come Io ho amato voi — da questo riconosceranno che siete miei discepoli, da quanto vi amate.» La chiesa di Gesù Cristo dovrebbe essere il modello di riferimento visibile sulla terra: il luogo in cui chi entra in crisi può vedere attuato un modo diverso di vivere e sceglierlo. Non si cambia il sistema di riferimento di qualcuno imponendo obblighi morali: lo cambia lo Spirito Santo, lavorando dentro quella persona, mentre la chiesa offre il modello vivente dell’amore.

 

  1. Lo spirito umano nel processo di cambiamento

Il percorso appena descritto non è soltanto psicologico. Sotto la superficie del disagio, della ricerca, della comunione, c’è lo spirito umano che opera — mosso dallo Spirito Santo.

Lo spirito è il nucleo della persona: dà forza, energia e vitalità a ogni cosa che pensiamo, sentiamo e facciamo. Non c’è la scintilla pulsante della vita senza di esso. E nel processo di cambiamento del sistema di riferimento, lo spirito umano partecipa attraverso tre funzioni.

La coscienza

La coscienza è la funzione che produce il disagio. Non è un fenomeno intellettivo: è la risposta interiore ai movimenti dello Spirito di Dio in noi. Quando qualcosa che facciamo non è in linea con il piano di Dio, la coscienza lo avverte con quella spinta interiore che dice: «Questa cosa non mi fa bene, non mi porta la felicità, non è il mio destino.»

L’intuizione

L’intuizione è la funzione di cercare, di voler sapere, di aprirsi a nuove possibilità e ricevere informazioni. È lo spirito che vuole vedere la realtà senza i veli della vecchia struttura, che cerca nuove informazioni, che percepisce la possibilità di nuovi permessi e li può ricevere. Non è un fatto della mente razionale: è spirituale.

La comunione

La comunione è la funzione della condivisione con Dio dei Suoi valori, del Suo modo di pensare e di vedere le cose. Non si tratta di assimilare concetti: è una funzione spirituale, quella di condividere con lui la sua stessa vita. È esattamente ciò che Paolo chiama la «conoscenza di Dio» — non un sapere informativo, ma un’unione. I pensieri superbi ci impediscono questa comunione perché il valore che attribuiamo a noi stessi è diverso da quello che Dio ci attribuisce.

 

  1. Dietro il velo della religione

C’è una trappola sottile che va nominata con chiarezza: si può dirsi credenti e mantenere un sistema di riferimento completamente diverso da quello di Dio. Questa è la condizione del credente carnale — una categoria tutta paolina, presente nelle lettere di Paolo. Non è un giudizio morale: è una descrizione funzionale. Se il sistema di riferimento profondo del credente è diverso da quello di Dio in cui crede, non scatta l’intesa con il Signore. Si può esercitare la mente e lo sforzo per aderire intellettualmente a verità ricevute, ma quelle verità non diventano mai proprie. Lo spirito resta soffocato, a vecchia natura prende il comando.

Il Signore, attraverso Isaia, dice: «I miei pensieri non sono i vostri pensieri e i miei modi non sono i vostri.» Questa parola viene spesso interpretata come una dichiarazione di distanza insuperabile. È il contrario: è un invito ad abbattere ciò che impedisce di pensare come Dio. Se eliminate l’iniquità che vi ostacola, potete pensare come penso Io ed avere i miei modi di vedere le cose e vivere la vita. È esattamente questo che ci chiede.

Obblighi e divieti, diritti e permessi

Quando si vive la religione senza un vero cambio di sistema di riferimento, tutto diventa obbligo e divieto. Un indice puntato che dice: «Devi fare così, non devi fare così.» È la voce di un genitore critico, non di Dio.

Nel Regno dei Cieli non ci sono obblighi e divieti: ci sono privilegi e permessi. Come cittadini del Regno, abbiamo il privilegio per cui le promesse del Signore si realizzano nella nostra vita, a condizione di essergli fedeli . Quando si è fedeli fiduciosamente,  l’obbedienza non è uno sforzo: è la conseguenza naturale della relazione. E quando si è obbedienti alla Parola, il favore del Re è garantito.

Quante persone vivono con il divieto di esistere, di sentire, di far parte di qualsiasi gruppo, di pensare, di essere del proprio sesso, di crescere o di restare bambini? Nel Regno, una volta che i propri pensieri sono obbedienti al Messia, questi divieti non hanno più potere. Si passa al permesso di vivere, di sentire, di essere se stessi perché ne abbiamo il priviolegio. Questo è il cambio di mentalità.

 

  1. Il nuovo genitore

Come avviene concretamente il cambiamento del sistema di riferimento? Assumendo Dio — il Padre che Gesù ci ha presentato — come nuovo genitore, nuova figura di riferimento da cui importare il nuovo sistema di valori.

Il Padre che Gesù ci ha rivelato è Colui che protegge, guida, insegna, corregge, provvede con amore incondizionato a tutti i bisogni. Incoraggia, rassicura, nutre. Promuove  permessi. Elargisce favore — quella grazia che è concessione regale e che nessuno può togliere. Attribuisce privilegi fondamentali: sulla sopravvivenza, sull’identità, sull’attaccamento, sulla competenza, sulla sicurezza.

Quando si assume questo Padre come nuovo modello, le convinzioni cambiano. Non sono più svalutanti: diventano convinzioni di apprezzamento, di piacere, di felicità per ciò che Dio ha fatto in noi, negli altri e nella vita.

Il cambiamento del sistema di riferimento non avviene per sforzo: avviene per la voce dello Spirito Santo che lavora dentro la persona, mentre la chiesa — i credenti che si amano gli uni gli altri — offre il modello visibile di come si vive in quel sistema nuovo.

 

  1. Gesù, il modello perfetto

Il modello di riferimento per eccellenza è Gesù il Messia. Le Scritture ce lo dicono e Lui stesso ce lo ha chiesto: essere modelli come è stato Lui, perché abbiamo il suo Spirito.

Il Vangelo di Giovanni mostra in modo nitido la sincronizzazione del Figlio con il Padre.

 

Riferimenti da Giovanni

Gv 5,17: «Il Padre mio opera sempre e anch’io opero.»

Gv 5,19: «Il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che Egli fa anche il Figlio lo fa.»

Gv 5,20: «Il Padre ama il Figlio e gli manifesta tutto quello che fa.»

Gv 14,7: «Se conoscete Me, conoscerete anche il Padre: fin da ora Lo conoscete e Lo avete veduto.»

Gv 14,26: «Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.»

Gv 15,26: «Quando verrà il Consolatore, lo Spirito di Verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza.»

 

Queste parole mostrano una sincronizzazione totale: stesso modo di pensare, stessa volontà, stessa azione. Gesù non dice nulla di suo, fa solo ciò che vede fare al Padre. Non c’è barriera, non c’è filtro che deformi. È il frutto di un sistema di riferimento pienamente condiviso — di una comunione integrale.

Il vertice di questa sincronizzazione è il Getsemani. Davanti alla scelta tra la vita e la morte, Gesù ha scelto la volontà del Padre: 

«Passi da me questo calice, ma sia fatta la tua volontà.» Non perché l’obbedienza fosse facile, ma perché aveva assunto come proprio sistema di riferimento la volontà del Padre. Questo è ciò che si chiama fedeltà massima: quella fedeltà che noi, di fondo, spesso non abbiamo mai potuto godere nella vita e che quindi cerchiamo.

E ha promesso che anche noi potremmo avere questa comunione: il Consolatore, lo Spirito Santo, insegnerà ogni cosa e ricorderà tutto ciò che Gesù ha detto. Come Gesù aveva la comunione con il Padre, così noi possiamo averla con il Messia attraverso il Suo Spirito. Questo ci rende agenti di cambiamento per gli altri: non perché imponiamo il nostro sistema di riferimento, ma perché lo Spirito Santo vive in noi e si rende visibile in come viviamo.

 

Conclusione

Il sistema di riferimento è fondamentale, può essere cambiato e il cambiamento passa da una decisione consapevole: quello che prima era il mio orientamento non mi fa bene, non viene da Dio, voglio essere felice e vivere secondo il mio Creatore.

Quando il sistema di riferimento cambia, le definizioni cambiano. Quando le definizioni cambiano, nuovi pensieri sono pensabili e si formano nuove convinzioni. Le nuove convinzioni sono obbedienti al nuovo sistema importato dal nuovo modello — Gesù, il Padre che lui ci ha presentato, lo Spirito Santo che vive in noi. A quel punto le fortezze demolite non possono riformarsi. Le convinzioni svalutanti non hanno più terreno. I pensieri superbi non hanno più appigli.

Il modo di percepire cambia. Il modo di pensare cambia. Il modo di sentire emotivamente cambia. Cambiano anche i comportamenti.

Questa è l’opera dello Spirito Santo in noi.

 

Riferimenti biblici principali

2 Cor 10,3–5 (le fortezze, i ragionamenti superbi, l’obbedienza al Messia)

Lc 4 (cambiate mentalità, il regno dei cieli è arrivato)

Is 55 (i pensieri di Dio e i pensieri dell’uomo)

Gv 5,17–21 · Gv 14,7.26 · Gv 15,26 (la sincronizzazione del Figlio con il Padre)

Ef 6,12 (la lotta contro le potenze delle tenebre)

Rm 6 (l’uomo vecchio e l’uomo nuovo)

2 Tim 4,7 (la buona battaglia)

 

Mappa mentale lezione quattro