Registrato a Siena – 2013

Appunti lezione quindici

Il destino dell’uomo

1. Il punto di arrivo

In questi mesi abbiamo percorso un cammino lungo e impegnativo. Abbiamo esaminato le fortezze della mente, le decisioni infantili, il copione di vita, le posizioni esistenziali, i giochi psicologici e la simbiosi. Abbiamo visto come l’uomo, senza rendersene conto, finisca per costruire una vita che non è quella che Dio ha pensato per lui: una vita organizzata attorno alla sopravvivenza, mossa da paure ricattatorie e tenuta in piedi da strategie relazionali che promettono sicurezza ma consegnano soltanto un trionfo temporaneo.

Voglio portare tutto questo a un punto di arrivo — o meglio di partenza: il destino dell’uomo. È questo il tema che dà senso a ogni cosa che abbiamo detto fin dall’inizio. La battaglia nella mente non è fine a se stessa: si combatte perché c’è qualcosa da conquistare. E ciò che c’è da conquistare è lo spazio interiore e relazionale dove vivere la vita che Dio ha pensato per ciascuno di noi prima ancora che nascessimo.

 

Poiché quelli che ricevono in abbondanza la grazia e il dono della giustizia, regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo.

Romani 5,17

Se siamo fatti per regnare nella vita, perché la maggior parte di noi la vive col timore di soccombere? Perché, invece di goderne, la subiamo? La risposta si può riassumere in una parola sola: paura.

2. La paura: il denominatore comune

Se prendiamo tutti i giochi psicologici che abbiamo esaminato nella lezione precedente e li analizziamo uno per uno — cosa mette in moto la persona, qual è la spinta che da piccolo l’ha portata a escogitare quel modo di stare in relazione con gli altri — troviamo sempre la stessa cosa. Sotto ogni gioco c’è la paura.

I volti della paura nei giochi psicologici

— Paura di essere rifiutati

— Paura di non appartenere

— Paura di fallire o di sbagliare

— Paura di non essere capaci

— Paura di non essere riconosciuti e non essere accolti

La paura non è negativa in assoluto. Quando avverte di un pericolo reale, è qualcosa che Dio stesso ha messo nell’uomo: attiva il corpo e la mente per far fronte a ciò che minaccia. Il problema sorge quando la paura non segnala un pericolo ma blocca. Quando impedisce di vivere il piano di vita che Dio ha previsto e porta su un binario parallelo illusorio, costruito di volta in volta con decisioni prese sotto inganno e ricatto — quella è la paura a cui si riferisce Gesù: “non abbiate paura”. La stessa di cui parla Giovanni quando la contrappone all’amore che libera.

Tutto ciò che abbiamo visto — l’iperadattamento, la simbiosi, la compiacenza — sono risposte che mettiamo in atto per paura di non farcela da soli. E siccome non ci sottomettiamo a Dio, cerchiamo da soli un rimedio alternativo: sfruttiamo le situazioni e gli altri per soddisfare il nostro bisogno di sicurezza. È un meccanismo che governa la vita di quasi tutti e la sua origine ha un nome: il diavolo.

C’è però qualcosa di più sottile da capire. La paura non è soltanto un meccanismo psicologico: ha una radice spirituale, e quella radice è la superbia. Se ho paura, significa che mi ritengo l’artefice della soluzione del mio problema. Gesù lo dice apertamente: non temete, perché io sono con voi; mi è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra, come potete aver paura? Metteva spesso la paura in relazione diretta con la poca fiducia in lui. La paura dice: devo trovare la soluzione da solo. E fare a meno di Dio è, per definizione, superbia.

3. Il copione e la strutturazione del tempo

I giochi psicologici non sono soltanto un modo per raccogliere le carezze di cui si ha bisogno. E. Berne, che ha teorizzato l’analisi transazionale, ha osservato che sono anche uno dei modi in cui l’uomo struttura il tempo: uno dei modi per dare risposta alla domanda “come riempio gli anni della mia vita?”. E strettamente legato ai giochi c’è il copione.

Il copione è il programma di vita che la persona si costruisce sulla base delle prime esperienze. Si forma in modo embrionale già a tre anni — il piccolo professore, come lo chiama l’AT, è quella parte del bambino capace fin da subito di intuire e pianificare. Intorno ai sei anni la bozza è già ben definita. Dai vent’anni in poi viene messo in scena ogni giorno.

Questo programma si fonda su due elementi: i divieti che il bambino ha percepito dall’ambiente — dal “non esistere” al “non gioire”, dal “non fidarti” al “non pensare” — e gli ordini che gli è stato chiesto di seguire: sii perfetto, sbrigati, sii forte, cerca di piacere. La persona si sforza continuamente di obbedire agli ordini — perché se non ubbidisce non si guadagna la pagnotta — ma prima o poi inciampa nel divieto, in base al quale, sempre inconsapevolmente, ha strutturato la propria storia. E quel ritorno al divieto la ricaccia nella disperazione, da cui ricomincia il ciclo per non soccombere, sebbene creda profondamente che sia inevitabile.

Sintesi: la trappola del copione

Divieti percepiti + Ordini interiorizzati Sforzo di obbedire Caduta nel divieto Disperazione Nuovo ciclo.

Il risultato è una vita inconsapevole verso l’autodistruzione: l’uomo lotta per non soccombere quando è destinato a regnare.

4. Il libro della vita: il progetto eterno di Dio

Il piano che Dio ha per ciascuno di noi non è un’idea vaga o un proposito generico. Il Salmo 139 lo dice con una precisione che lascia senza fiato.

 

Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra. Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi; prima che io nascessi, tutto era scritto nel tuo libro. I miei giorni erano fissati quando ancora non ne esisteva uno.

Salmo 139,15–16

Dio ha un libro della vita per ciascuno di noi. Occorre però distinguerlo da un altro libro: quello delle cose buone e cattive che abbiamo fatto. Il libro di cui parla qui il Salmo è il libro del progetto: ciò che Dio ha pensato per ciascuno prima ancora che nascessimo. “I miei giorni erano fissati quando ancora non ne esisteva uno” significa che Dio ha previsto per ognuno uno scopo, un incarico e una durtata di vita per compierlo.

 

Quanti prodigi hai fatto, Signore Dio mio, quali disegni in nostro favore! Nessuno a te si può paragonare; se li voglio annunziare, sono troppi per essere contati.

Salmo 40,6 (LXX: 39,6)

I prodigi di Dio sono i suoi disegni a nostro favore. Ogni istante della nostra vita è stato pensato perché facessimo insieme a lui qualcosa che lui stesso vuole per il bene nostro e di altri, che ha messo dentro di noi come desiderio, come intuizione, suscitandoci per compierla. Quando Dio ci ha pensato da sempre, da un’eternità, ha previsto anche i giorni che ci servono per compiere il nostro scopo. Ecco perché, quando avverto che lo scopo non è ancora compiuto e l’incarico non è ancora terminato, ho il potere di oppormi a ciò che vuole spegnermi, se vivo secondo la giustizia di Dio.

5. Predestinati: il destino non è il fato

Occorre essere precisi su una parola spesso fraintesa: predestinazione. Per molti il destino equivale al fato degli antichi: qualcosa di ineluttabile, predeterminato, che non si può che subire perché non c’è libertà di scelta. Questo non è il destino di cui parla la Scrittura.

 

Avendoci predestinati nel suo amore ad essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi, secondo il disegno benevolo della sua volontà.

Efesini 1,5

C’è una predeterminazione a tornare in famiglia come figli, sì — ma solo se lo scegliamo liberamente, sarà nostra. La differenza è tutta qui. Dio ha scritto un piano, ha messo sulla terra ogni persona con le risorse e il potenziale per viverlo, ma non la obbliga. La volontà di Dio consiste nel farci vivere da figli in casa sua.

La parabola del figliuol prodigo è la fotografia di questo: il figlio rimasto si lamenta col padre perché questi festeggia il fratello tornato, e il padre risponde: “tu sei sempre stato con me, quel che è mio è tuo — e tu non hai preso niente di quello che ti avevo messo a disposizione”. Non voglio presentarmi davanti a Dio e sentirmi dire quelle parole.

 

In lui siamo stati fatti eredi, essendo stati predestinati secondo il proposito di colui che compie ogni cosa secondo la decisione della propria volontà.

Efesini 1,11

Il destino non è solo la destinazione finale — la vita eterna con il Signore nella nuova creazione. Il destino è anche ogni singolo istante di quella vita eterna che possiamo vivere già adesso. Quando metto i piedi nell’orma storica che Dio ha pensato per me, sto vivendo il mio destino: nella sua onniscienza Dio sapeva che potevo fare quello, in quel momento. Aveva anche preparato le opere buone che sono nell’orma, affinchè le facessi. Ma la preconoscenza divina di un fatto non è predestinazione. Infatti potevo anche scegliere di non farlo. E Dio aveva preconosciuto anche questo.

La vita eterna non è soltanto il dopo morte. Gesù dice che ce l’ha chi crede in lui fin da ora: “

Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo”. È l’unità, la conoscenza intima con Dio che ci ha creati — qualcosa che già adesso, in questa dimensione temporale, possiamo vivere, attimo per attimo.

6. Il fare è la conseguenza dell’essere

C’è un errore che si ripete spesso, specialmente dove c’è un senso religioso un po’ oppressivo. La gente pensa al contrario: si sforza di fare, fare, fare, per essere gradita a Dio, per essere quello che lui pensa. È completamente l’opposto.

Dio dice che siamo predestinati ad essere suoi figli. La nostra identità deriva dalla nostra origine. Se scopriamo da dove veniamo e da chi veniamo, scopriamo chi siamo. E quando abbiamo scoperto chi siamo, intuiamo i disegni che lui ha per noi — e allora possiamo scegliere di fare le opere buone che ha previsto. Il fare è la conseguenza dell’essere.

 

Siamo opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo.

Efesini 2,10

Dio ci ha dato una vita scritta nel suo libro, ci suscita il volere e l’agire e ha predisposto ogni opera buona che possiamo fare in questa vita. Quando facciamo qualcosa che non è buono, non stiamo vivendo il nostro destino — perché lui ha predisposto opere buone che noi facessimo.

 

È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni.

Filippesi 2,13

Se scegliamo la vita che ha preparato per noi, è lui a suscitare in noi il desiderio di sceglierla e la forza di metterla in pratica. E rinnovare la mente — come abbiamo detto dall’inizio di questa serie — vuol dire abbattere le fortezze, liberarsi dei piani diabolici e sottomettere i pensieri al Messia: pensare come pensa lui. Non puoi cacciare i pensieri negativi sforzandoti di sostituirli — non funziona. Puoi riempirti dei pensieri del Signore.

 

Non si allontani dalla tua bocca il libro di questa Legge, ma meditalo giorno e notte, perché tu cerchi di agire secondo quanto vi è scritto; allora porterai a buon fine le tue imprese e avrai successo.

Giosuè 1,8

7. La grazia e il potere dell’uomo

C’è un punto che a molti sembra un problema irrisolvibile e che invece ha una soluzione semplice — anche se richiede di capire qualcosa che agli occhi di chi non crede rimane invisibile.

Negli ultimi due o tre secoli il pensiero umano ha esaltato sempre di più il potere dell’uomo, la sua capacità razionale e cognitiva, a scapito della grazia e dell’intervento di Dio nella vita di ciascuno. Questa visione umanistica e illuministica ha prodotto una contrapposizione: o tutto dipende dalla grazia, oppure tutto dipende dal potere dell’uomo. Chi si muove nell’ambito psicologico o psicoterapeutico tende a dire che affidarsi alla grazia è un’illusione. Il potere, dicono, sta nell’uomo: ha la capacità di decidere e la potenza di attuare quello che sceglie..

La soluzione è questa: il potere di vivere la vita di Dio è in noi, non c’è dubbio. La contrapposizione finisce là dove scopriamo che Dio vive in noi.

 

Dio vuole far conoscere questa gloriosa ricchezza del mistero in mezzo ai pagani: Cristo in noi, speranza della gloria.

Colossesi 1,27

Qual è il mistero nascosto da secoli? Che Gesù Cristo vive in noi. Il fatto che lo Spirito Santo sia venuto a dimorare in noi ci rende capaci di agire con una potenza che è in noi ma che non viene da noi: è Dio stesso in noi che con noi la esercita.

Chi affronta queste domande solo dal punto di vista psicologico non dice niente di sbagliato quando afferma che il potere è nell’uomo: è vero. Abbiamo uno spirito destinato ad accogliere e seguire la vita di Dio; lo Spirito Santo viene a dimorare nell’uomo e con lui collabora. Ma senza Dio, ogni azione terapeutica si limita alla potenza naturale dell’uomo — e il risultato, se mai c’è, sarà ancora una volta un trionfo temporaneo. Gesù lo ha detto: “senza di me non potete fare niente”.

Vi ricordate Paolo: “non sono più io che vivo, è Gesù Cristo che vive in me” — non al posto mio, ma in me. Dio non è simbiotico e non cerca simbiotici: vive con noi, vive in noi la sua vita. Se lui vive la sua vita in noi, la sua è la vita eterna — ed è il nostro destino. Se lo vogliamo.

8. L’inner core: il nucleo interiore

Muriel James, studiosa dell’analisi transazionale che ho citato più volte nel corso di questa serie — già presidente dell’associazione mondiale degli analisti transazionali e fervente credente — aveva intuito qualcosa di importante. Il credente porta in sé quello che in inglese viene chiamato inner core, nucleo interiore: è lo spirito umano, il cuore, l’anima. E dentro questo nucleo interiore c’è una potenza interiore (within) che allude allo Spirito Santo che si fonde con lo spirito di ogni credente.

L’inner core

Inner core = spirito umano (il nucleo interiore di ogni essere umano).

Power within = la potenza che dimora dentro il nucleo: lo Spirito Santo che si unisce al credente per la vita.

Fonte: Muriel James (analisi transazionale).

Non possiamo essere sconfitti dalle circostanze della vita: abbiamo in noi la potenza, abbiamo in noi ogni capacità, abbiamo in noi colui che ha sconfitto la morte ed è risorto dai morti. Come possiamo soccombere? Come possiamo vivere di paura? Come possiamo reagire alla vita con paura — pensando di dover sopravvivere — invece di accompagnarla con la potenza che vive in noi?

9. La vita eterna è adesso

Il Salmo 1 offre il ritratto di chi ha scelto questa vita: “beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi, non indugia nella via dei peccatori e non siede nella cattedra degli stolti, ma si compiace della legge del Signore e la sua legge medita giorno e notte. Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua, che darà frutto a suo tempo e le sue foglie non cadranno mai; riusciranno tutte le sue opere”. Riusciranno tutte le sue opere — non perché sia particolarmente bravo, ma perché sono le opere che Dio ha previsto.

 

Del resto noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno.

Romani 8,28

Attenzione alla punteggiatura di questo versetto: “tutto concorre al bene” non è una frase a sé stante. È “tutto concorre al bene per coloro che amano Dio e che sono stati chiamati secondo i suoi disegni”. Dio ha un piano per noi, ci mette sulla terra per viverlo — e chi lo ama e lo segue non può essere definitivamente sconfitto da niente. Tutto concorre al bene. Dio può permettere situazioni difficili di ogni genere, ma il suo disegno resta valido, resta per sempre.

 

Io dal principio annunzio la fine. Io dico: il mio progetto resta valido, compirò ogni mia volontà.

Isaia 46,10

La vita eterna non è soltanto la destinazione finale. È anche e soprattutto quello che viviamo adesso, ogni giorno, ogni attimo, quando mettiamo i piedi nell’orma storica che Dio ha calcato per noi. Ogni singola cosa buona che facciamo secondo la sua volontà è parte di quella vita eterna che ha disegnato per noi.

Pensate a quanto siamo lontani da questo quando viviamo nel copione: manipolazioni continue, simbiosi, dipendenza dagli altri, giochi che ci procurano briciole di riconoscimento mentre siamo chiamati a regnare. Eppure lo facciamo per paura di soccombere in una vita in cui siamo chiamati a regnare. È una contraddizione che, una volta vista, non si può più ignorare.

Riferimenti biblici principali

Romani 5,17  ·  Salmo 139,15–16  ·  Efesini 1,5.11  ·  Efesini 2,10  ·  Filippesi 2,13  ·  Colossesi 1,27  ·  Romani 8,28  ·  Isaia 46,10  ·  Giosuè 1,8  ·  Salmo 1  ·  Galati 2,20

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