Registrato a Siena – 2013
Appunti lezione 6
1. Riprendendo il filo: la simbiosi e la relazione con Dio
Nelle sessioni precedenti abbiamo percorso un lungo tratto di questo campo di battaglia che è la mente: sistemi di riferimento, modalità di pensiero, atteggiamenti, motivazioni, intenzioni, ricatti emotivi. Abbiamo parlato della simbiosi, della passività e della svalutazione. Tutto questo non è stato un percorso accademico: è stato un viaggio dentro le dinamiche che il nemico usa per costruire fortezze nella nostra mente e per tenerci lontani dal piano che Dio ha preparato per noi.
Il filo conduttore di questa sessione parte da lì, da una domanda precisa che voglio porvi.
La domanda di fondo La tua relazione personale con Dio: è simbiotica? |
È una domanda impegnativa. Quando parlo di simbiosi, mi riferisco a quell’atteggiamento— più diffuso di quanto si pensi — con cui cerchiamo negli altri il completamento di noi stessi. Ci caschiamo tutti, più o meno. Quando portiamo quest’atteggiamento dentro la relazione con Dio, la deformiamo senza accorgercene.
Ricordiamo la definizione che abbiamo dato: quando due o più persone si comportano come se insieme formassero una persona intera. Se io penso di poter essere un “io” completo solo attraverso un “tu”, non solo mi considero a metà, ma considero anche l’altro a metà. Se l’altro fosse intero, la somma sarebbe uno e mezzo. L’atteggiamento simbiotico regge solo sulla svalutazione reciproca.
Domande per riconoscersi
Propongo alcune domande che non sono un test da superare, ma spunti per portarci a vedere con onestà le nostre dinamiche interiori.
Domande per l’autoriflessione 1. Quando ti relazioni con Dio, pensi che tu non valga in qualche parte? Ti aspetti che lui faccia tutto al posto tuo — oppure hai con lui una relazione in cui lui è Dio che è con te e che insieme a te vive la sua vita per realizzare il suo piano sulla terra? 2. Noti i tuoi comportamenti passivi nella relazione con Dio? Resti fermo ad aspettare che lui muova tutto, o riconosci che siamo chiamati ad agire? 3. Esageri o svaluti te stesso, gli altri, le situazioni? Quante volte cedi il potere ad altri permettendo loro di definire chi sei, se non perfino aspettandotelo? 4. Dipendi da altri per avere relazione con Dio? Hai demandato a qualcuno — che ritieni più potente, più degno, più di qualsiasi cosa rispetto a te — di sostituirti davanti a lui? 5. Cerchi tuo padre e tua madre in Dio? Gli uomini cercano attraverso la simbiosi risposte a bisogni antichi rimasti insoddisfatti, irrisolti. Se porto in Dio la proiezione dei genitori che mi hanno lasciato insoddisfatto, sto sovrapponendo a lui un’immagine distorta. 6. Le tue relazioni con le persone sono tendenzialmente simbiotiche? Cerchi la tua “metà” negli altri, o ti relazioni come persona intera con altre persone intere? |
Una relazione simbiotica porta a una dipendenza non elettiva — non scelta consapevolmente — ma disfunzionale. E la dipendenza disfunzionale nella relazione con Dio ci rende inoperosi, passivi: diamo potere al mondo, alle circostanze, al nemico. Gesù ha detto che anche con poca fede possiamo spostare montagne. La fede senza l’azione è inutile: lo scrive Giacomo con chiarezza. Se abbiamo fiducia fedele in lui e gli siamo fedeli fiduciosamente, senza compromessi, ma restiamo passivi, quella fede non produce l’effetto per cui ci l’abbiamo. Resta zoppa, incapace.
2. Superbia, egoismo e manipolazione
Da tutto ciò che abbiamo visto in queste sessioni emergono tre concetti centrali che voglio nominare insieme, perché formano una catena. Non sono categorie astratte: sono meccanismi concreti che operano nella mente.
La superbia
La superbia è il grande peccato della vita. È ciò che ci porta a voler fare da soli perché ci consideriamo — in modo distorto — più di Dio e quindi più degli altri. Ma attenzione: la superbia che può manifestarsi come arroganza visibile, deriva dalla svalutazione.
Tutte le volte che pensiamo diversamente da come pensa Dio, anche se ci svalutiamo, siamo superbi. In Isaia 43 Dio dice parole precise: sei prezioso, sei degno di stima e io ti amo. Ogni volta che non mi considero prezioso, sto pensando diversamente da lui. Ogni volta che mi ritengo indegno della sua stima, sto dicendogli: “ti sei sbagliato, Signore” — e in questo metto il mio giudizio al di sopra del suo. Questo è pensiero superbo.
La superbia sta nell’avere un sistema di riferimento diverso da quello di Dio. Quando ho valori, motivazioni e intenzioni che divergono dai suoi, sono nella superbia. Quando le mie convinzioni — formate attraverso il sistema del ricatto emotivo — mi portano a credere cose svalutanti su di me, sugli altri, sulla vita, mi trovo nella superbia. Spesso senza saperlo.
L’egoismo
L’egoismo, nell’ambito di questo discorso, non è la definizione generica che tutti conoscono. È qualcosa di più specifico: è la ricerca dei bisogni insoddisfatti attraverso la manipolazione.
Cercare di soddisfare bisogni che derivano da ciò che Dio pensa di noi è legittimo. Il problema nasce quando, manipolando gli altri, cerchiamo di soddisfare bisogni che non derivano dal pensiero di Dio su di noi. A quel punto arriviamo a un punto di motivazione che giustifica ogni nostra pretesa.
Quando siamo in difesa, quando abbiamo pretese, quando offendiamo attaccando per evitare di essere attaccati, siamo in questa fase di egoismo. È quello spirito — che non è santo — di sopravvivenza intesa in senso egoistico: salvare la propria pelle a danno di quella degli altri. Ma non siamo chiamati a sopravvivere: siamo chiamati a vivere.
La manipolazione
La manipolazione è lo strumento con cui si realizza l’egoismo. La nostra ansia di soddisfare bisogni frustrati porta a manipolare gli altri o le situazioni, con la giustificazione: “devo soddisfare un mio bisogno”.
Anche quando il bisogno potrebbe essere legittimo in sé, se parte da una svalutazione ha bisogno di manipolazione per essere raggiunto. Il meccanismo è riconoscibile: c’è una svalutazione di fondo — su di me o sull’altro — c’è una giustificazione che la rende sopportabile e c’è la manipolazione che la mette in atto.
Attenzione a questo schema Svalutazione → Giustificazione → Manipolazione. Questo è il circuito che mantiene vive le fortezze e impedisce la relazione autentica con Dio e con gli altri. Riconoscerlo è già un passo fuori di esso. |
3. Quello che la Bibbia dice sulla mente
La mente è un campo di battaglia — lo abbiamo detto fin dall’inizio. Ma è anche qualcosa di più: è il luogo in cui la relazione con Dio prende forma, trova sbocco, si manifesta. Biblicamente la parola “mente” è spesso sinonimo di anima, vita, cuore e spirito (umano). Non possiamo ignorarla. Vediamo per esempio cosa dice il Libro dei Proverbi.
Proverbi 16,1; 16,9; 19,21 “All’uomo appartengono i progetti del cuore, ma dal Signore viene la risposta della lingue.” (16,1) “Il cuore dell’uomo elabora progetti, ma è il Signore che rende saldi i suoi passi.” (16,9) “Molti sono i ragionamenti nel cuore dell’uomo, ma solo il piano del Signore resta per sempre.” (19,21) |
Guardate la struttura di questi tre versetti: c’è sempre un primo rigo sul cuore dell’uomo, poi una virgola e il secondo rigo inizia con un “ma” che parla di Dio. È una contrapposizione precisa e deliberata. La mente ha progetti, vie, idee — molte. Ma se non sono quelle di Dio, niente ha risposta, niente è guidato, niente resta saldo. Rimaniamo senza direzione, frustrati e insoddisfatti. Dio mette l’accento sulla mente (il cuore) perché è lì che si decide tutto.
Matteo 22,37 “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente.” (Mt 22,37) |
Gesù non ha detto: amerai il Signore con metà cuore, quando troverai qualcuno che ti completi. Ha detto: con tutto. Tutta la mente, tutta l’anima, tutto il cuore. Quando assecondiamo pensieri, sviluppiamo ragionamenti ed elaboriamo progetti che non vengono da lui, che non sono secondo la sua Parola, non lo stiamo amando con tutto noi stessi. È una misura esigente — ed è anche una bussola.
Efesini 4,22-23 “Avete imparato … a essere rinnovati nello spirito della vostra mente.” (Ef 4,23) |
La mente (νοῦς) intesa come la facoltà intellettuale del capire unita a quella spirituale del percepire le cose divine, ha un suo “spirito”, una sua essenza spirituale che può essere rinnovata. Paolo lo dice con chiarezza: permettete che la vostra mente, la vostra anima, continui ad essere rinnovata. È un processo continuo, non un evento puntuale.
Ebrei 8,10 “Porrò le mie leggi nella loro mente e le scriverò nei loro cuori; sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo.” (Eb 8,10) |
La mente, che è il cuore e lo spirito, è il canale relazionale con il Signore, dove questa relazione prende forma. Siamo persone integrate. Se la nostra mente risponde a leggi diverse da quelle che le sono proprie, c’è qualcosa che impedisce alla relazione con Dio di produrre frutto.
1 Pietro 1,13 “Preparate la potenza generativa della vostra mente all’azione, siate vigilanti, fissate ogni speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si rivelerà.” (1 Pt 1,13) |
Potenza generativa, mente, azione, vigilanza, speranza. Non è un invito alla riflessione passiva: è un invito a stare all’erta e ad agire.
Filippesi 4,4–8 “Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti; la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.” (Fil 4,6–7) “In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri.” (Fil 4,8) |
Se i nostri pensieri hanno come oggetto ciò che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato — Dio custodisce i nostri cuori e i nostri pensieri nella sua pace. Questa parola diventa un campanello d’allarme: appena un pensiero non risponde a questi criteri, lo riconosciamo subito, perché abbiamo custodito la Parola nel nostro cuore.
4. Il rinnovamento della mente
Romani 12,2 “Non conformatevi alla mentalità di questo mondo. Piuttosto continuate ad essere trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente.” (Rm 12,2) “… così che possiate sperimentare quale sia la volontà di Dio, ciò che è buona, gradito e perfetto.” (Rm 12,2) |
Questo passo mi ha accompagnato fin dall’inizio della mia conversione. Voglio soffermarmici.
Molte persone chiedono: come faccio a sapere qual è la volontà di Dio? La risposta è qui. Quando rinnoviamo la nostra mente, veniamo trasformati e possiamo conoscere ciò che Dio vuole. E potremo avere esperienza di ciò che è buono, soddisfacente e infallibile. Non è una risposta vaga: è un processo.
Come si rinnova la mente Passo 1: Abbatti le fortezze (2 Cor 10,4–5). Conosci le dinamiche della tua mente, gli ostacoli, gli stratagemmi del nemico, le tendenze simbiotiche. Diventa consapevole. Passo 2: Sottometti i pensieri all’obbedienza a Gesù (2 Cor 10,5). Senza questo passaggio le fortezze si riformano. Passo 3: Attingi ai valori del Padre attraverso la sua Parola. Il sistema di riferimento è il fondamento. Senza cambiare i valori, le motivazioni restano le stesse e la mentalità non cambia. |
Molte persone vanno dicendo: “cambiate mentalità”. Giusto. Ma come? Prima di tutto diventando consapevoli delle dinamiche che poniamo in essere e decidendo di attingere a quei valori di Dio che sono la base delle nostre motivazioni e dei nostri pensieri. Questo è il processo concreto del cambiamento.
Tornate a vedere la sessione sul self-reparenting — la rigenitorizzazione. Quando si impara dal rapporto che Gesù ha avuto con il Padre quali sono i valori di riferimento della nostra vita, si costruisce una base che il nemico non riesce a scalfire. Non c’è convinzione che possa resistere se assumiamo come fondamento i valori del Padre.
5. Il valore fondamentale: l’amore
Alla fine di questo percorso c’è un valore che regge tutto. Gesù ci ha lasciato con queste parole: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Giovanni chiede: come puoi dire di amare Dio che non vedi se non ami il fratello che vedi? È una domanda che non lascia scappatoie.
Ma come posso amare gli altri se non li considero interi? Come posso amare altri se non mi considero degno dell’amore di Dio? Come posso amare come Gesù ha amato se non ho il suo stesso sistema di riferimento?
È impossibile. Per amare come lui ha amato, occorre avere il suo sistema di riferimento, i suoi valori, le sue motivazioni, le sue aspirazioni, il suo carattere, la sua vita, il suo spirito. Questo lui lo ha fatto. Ce lo ha dato.
Il valore sul quale stare saldi Tanto ha amato il mondo da dare il suo unico figlio. Il valore che Dio ha dato agli uomini è immenso: è valsa la vita di Gesù. Il valore fondamentale su cui costruisce tutto è l’amore. Quando siamo fermi sui valori del Padre, il nemico non può resistere e le convinzioni non possono portarci fuori strada. |
Gesù ha cercato nel Padre guida, insegnamento, protezione, nutrimento, sostentamento. Ha cercato tutto ciò che il Padre gli ha dato abbondantemente — ma ha preso le sue decisioni. È rimasto responsabile delle sue azioni, non si è mai sottratto, non ha mai fatto vivere agli altri la sua vita né ha delegato qualcuno a vivere la sua relazione con Dio Padre. Gesù ha avuto carattere. La sua personalità era intera — e questo lo doveva al rapporto speciale con il Padre.
Questo è il modello. Questo è il punto di arrivo a cui questo intero percorso ci sta conducendo: non semplicemente dire “Signore, fa questo per me”, ma cambiare oggetto dei nostri pensieri restando fedeli a Dio, combattere contro gli spiriti maligni e agire secondo le responsabilità che Dio ci mette davanti ogni giorno — perché abbiamo valore e possiamo realizzare il suo disegno sulla terra. Siamo suoi figli e lui ci ama.
Fondazione Cantonuovo · Maurizio Tiezzi · La battaglia nella mente — Lezione 6
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