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Appunti lezione 7

Le due vie

Il tema di questa sessione introduce qualcosa di più vasto: il copione. Per molti questa parola non dice niente di immediato. Eppure, indica la vita che una persona sceglie di vivere — e poi vive davvero — in base alle scelte che ha fatto, alle decisioni che ha preso, alla storia che ha costruito. È come se molte persone leggessero un copione teatrale: ci sono i personaggi, le trame, le battute, i modi di affrontare ogni atto dello spettacolo.

Non è una metafora nuova. Il Salmo 1 parla da sempre delle due vie — la storia del destino dell’uomo — e già nell’antica Grecia gli attori erano chiamati ipocriti: coloro che recitavano un ruolo che non era la loro vita ma una finzione, indossando maschere per interpretare uno scritto che era stato loro consegnato. Molti studiosi, anche lontanissimi da Dio, hanno individuato in questa immagine qualcosa di reale: la maggior parte delle persone vive una vita che non è propria, ma che ha quasi sempre inconsapevolmente scelto in base a ciò che le è accaduto, alle decisioni prese per via delle circostanze. E più ci sono entrate dentro per eseguire quella storia, più — quasi in modo magico — quella strada finta si è costruita ed è stata percorsa, abbandonando quella vera che il Signore aveva preparato.

La vita che Dio ci ha dato non è uno spettacolo teatrale. È il suo piano per noi: una via e una vita di autenticità, di autonomia e di amore, consegnata nelle nostre mani per essere vissuta. Non c’è copione in essa, ma la libertà di aderire a ciò che Dio ha pensato per ciascuno.

Come si assume una posizione

Tutto comincia dal principio, nel senso letterale della parola. Dal momento del suo concepimento la persona si trova a dover affrontare la vita in un ambiente che — nel migliore o nel peggiore dei casi — la forma. Non attraverso la teologia, non attraverso predicazioni: le persone, fin da piccole, sentono l’amore. Dall’amore che trovano, dalla fiducia che riescono a instaurare verso se stessi, verso gli altri e verso la vita in genere, dipendono le prime decisioni che prenderanno.

Se l’ambiente è ostile, se manca l’amore necessario per sviluppare la fiducia, la persona prende la decisione migliore che può prendere in quel momento: una decisione forzata dalle circostanze, ma pur sempre la migliore disponibile all’età che ha e nella situazione in cui si trova. Questo non la condanna, ma spiega da dove vengono certi orientamenti profondi.

Non è un caso che Dio abbia messo i bambini nelle mani dei genitori. Se i genitori vivono nell’amore di Dio, danno ai figli l’amore di cui hanno bisogno per sviluppare la fiducia necessaria per esprimere tutto il potenziale che Dio ha messo in loro. Il problema nasce nelle famiglie senza questo amore — e il nemico sa esattamente dove colpire.

Le tre domande fondamentali

Ogni essere umano, fin dall’inizio, si trova a rispondere — anche senza saperlo — a tre domande fondamentali:

Chi sono?  Che ci faccio qui?  Chi sono tutti gli altri?

Queste non sono emozioni, né sentimenti, né pensieri: sono posizioni. L’orientamento di fondo con cui la persona guarda se stessa, gli altri e il mondo.

Le risposte a queste domande si consolidano progressivamente e diventano la lente attraverso cui la persona legge tutta la realtà. Una volta assunta la posizione, il comportamento ne diventa la conseguenza. La posizione determina le scelte, le scelte strutturano il carattere, il carattere produce i comportamenti: il modo in cui ci attiveremo per vivere il tempo che ci è dato.

Le quattro scelte e le quattro posizioni

Le posizioni fondamentali nascono da quattro scelte di base: vado bene / non vado bene, gli altri vanno bene / gli altri non vanno bene. La combinazione produce quattro posizioni esistenziali:

Posizione

Segno

Descrizione

Rischio

++

Io ok / Tu ok

Posizione ideale, salute, autonomia

+-

Io ok / Tu no

Superiorità, ipercriticismo

Distruttività dell’altro

-+

Io no / Tu ok

Impotenza, compiacenza

Depressione, suicidio

Io no / Tu no

Chiusura totale, disperazione

Suicidio/omicidio

Posizione ++ — io vado bene e tu vai bene

È la posizione della salute, del potenziale pienamente attivato. Chi si trova qui ha autonomia di pensiero, sa gestire i suoi sentimenti, è capace di intimità nella relazione con gli altri. Sa passare attraverso qualsiasi situazione senza svalutare se stesso né gli altri. Non ha bisogno di sopprimere nessuno né di compiacere nessuno: ha valore e riconosce il valore altrui.

Le aspettative che ha sono presumibilmente valide. Tende all’autonomia, sa rispettare se stesso e gli altri, ha desiderio di vivere in relazione con gli altri, fiducia nelle proprie capacità e in quelle altrui. È il ritratto della persona felice — e la felicità non dipende dal denaro o dalle circostanze esterne, ma dalla posizione assunta rispetto a se stesso, agli altri e alla vita.

Salmo 1: «tutto ciò che fa riesce, prospera, funziona, ha successo». Quando uno ha dato valore a se stesso per chi è secondo Dio, ha dato valore agli altri per chi sono secondo Dio e alla vita che Dio gli ha dato, tutto ciò che fa riesce perché è la vita che Dio ha disegnato per lui.

Posizione +- — io vado bene ma tu no

È una posizione potenzialmente pericolosa, che può aprire all’omicidio nel senso più ampio del termine: se gli altri non vanno bene, sono solo fonte di disturbo e problemi. Si manifesta come superiorità, indifferenza, ipercriticismo, iperapprensività, paternalismo. Chi si trova qui può anche prestare aiuto agli altri, ma lo fa perché «loro non riescono da soli» — e questo aiuto ha sempre un ritorno, non è gratuito.

Posizione -+ — io non vado bene ma tu sì

È la posizione dell’impotenza. Qualunque cosa io faccia non serve, non vado bene, sbaglio tutto — mentre tu sei fortunato, intelligente, vai bene. Il valore di questa persona dipende interamente dal paragone con gli altri e da ciò che gli altri pensano di lei. Una parola di incoraggiamento la fa sentire di valere, il silenzio la annienta.

Porta sconfitta, depressione e in alcuni casi al suicidio. È caratterizzata dall’ansia, dalla paura di fallire, dalla compiacenza: non sa dire no a nessuno, perché dal momento che non vale molto deve cercare di farsi accettare. I sensi di colpa sono tipici. Se c’è da sopprimere qualcosa non è l’altro — che «va bene» — ma il sé che «non va bene».

Posizione — — io non vado bene e tu non vai bene

È il massimo della chiusura: qui non va bene niente. Infelicità cronica, paura della solitudine, comportamento disperato, colpa, disperazione. Non si aspetta di andare da nessuna parte con gli altri. Non c’è incoraggiamento possibile perché nessuno vale, nemmeno chi potrebbe incoraggiare. In casi estremi: suicidio o omicidio.

Nel corso della giornata ciascuno di noi attraversa un po’ tutte queste posizioni. Ma ce n’è una che di fondo abbiamo scelto, dove ci sentiamo più a casa. È quella che conta, perché è quella che orienta l’intero copione di vita.

L’esempio della “profezia” auto-realizzante

Per capire come funziona questo meccanismo nella vita concreta, prendiamo un caso: quello che tutti chiamano lo stupido. Una persona derisa da bambino, a cui viene ricordato — non tanto con le parole quanto con i comportamenti — che è stupida. A quattro anni questa persona decide di essere stupida davvero: se tutti la considerano tale, vuol dire che lo è. Per essere accettata nello spazio che le è stato assegnato, deve comportarsi da stupida.

Tanto più ne sarà convinta e vivrà in quel modo, tanto più occuperà lo spazio che le è stato dato. Da questo momento, va a scuola e non riesce. Non perché non abbia cervello, ma perché ha deciso di giocare quella partita in una posizione da stupida — ed è lì che sa sopravvivere. Se diventasse intelligente, probabilmente non riuscirebbe più a cavarsela nell’ambiente che ha imparato a conoscere.

Questo si chiama adeguamento: diventare ciò che l’ambiente vuole che tu sia. Tanto più pensi e ti dici e ti ricordi una cosa di te stesso, tanto più ti predisponi a diventare ciò che pensi, dici e ti ricordi di essere. La persona fa errori, viene rimproverata, si sente stupida — e questa è la conferma che la sua decisione infantile era giusta. Si sente su un terreno familiare. La posizione è rinforzata. Il copione va avanti. È un modo diabolico di trovarsi su un palcoscenico a vivere la vita che Dio non ha disegnato per te.

L’escalation: da esperienze a copioni

Come si arriva da una situazione di vita a un copione consolidato? Il percorso segue una direzione precisa:

Esperienze 

Decisioni 

Posizioni 

Convinzioni 

Copioni

Prima viene l’esperienza — qualcosa che la persona sperimenta. Da quell’esperienza prende una decisione su se stessa, sugli altri o sulla vita. Quella decisione la mette in una posizione. La posizione, una volta assunta, genera convinzioni — quelle stesse fortezze di cui parla Paolo in 2 Corinzi 10: ragionamenti che si alzano per impedirci la conoscenza di Dio. E le convinzioni producono i copioni: comportamenti ripetitivi, ineluttabili, che si trovano a vivere ogni volta che si fa un giro e ci si dice: «ecco, hai visto? È proprio così.»

Questo è un tipico modo di funzionare della mente umana. Conoscerlo ci permette di capire dove il nemico trova le sue aperture — perché il campo di battaglia è sempre la mente, e il diavolo non trova terreno migliore della convinzione profonda di non avere valore o di averne più degli altri. Da una parte scatena passività, dall’altra arroganza e distruttività.

Gesù: il modello della posizione ++

Come si esce da questo meccanismo? Intanto, guardando a Gesù. Era vero Dio ma anche vero uomo: ha sentito tutte le nostre tentazioni, ha vissuto la condizione umana nella sua interezza. Si è trovato di fronte allo stesso scenario. Che posizione ha assunto?

Non ha mai avuto un dubbio sul suo valore né sulla sua identità. Non ha mai messo in dubbio il valore degli altri. Molto spesso ha disapprovato il comportamento altrui, ma mai la persona. È venuto per salvare tutti gli uomini — e questo è il cuore della misericordia.

Chi ha misericordia non è cieco: sa valutare i comportamenti. Ma c’è una differenza fondamentale tra disapprovare una persona e disapprovare ciò che fa. Se Dio avesse disapprovato la persona per i peccati che ha fatto, nessuno avrebbe mai avuto speranza di essere salvato. Gesù, pur conoscendo i peccati di tutti, invitava ciascuno a scoprire se stesso. All’adultera disse: non farlo più — ma ti considero di valore.

Cambiamo la parola tolleranza con misericordia.

La misericordia ha la capacità di vedere il potenziale di una persona anche dove quella persona ha fatto di tutto per oscurarlo. Dio non ci considera mai meno di ciò che siamo. È impossibile: ci ha creati, siamo opera delle sue mani.

Gesù non si è mai posto in una posizione svalutante, perché sapeva di essere la soluzione a ogni problema. Chiunque è nato dall’alto e vive nel suo regno, secondo la sua giustizia sa che porta in sé la soluzione a ogni problema suo e degli altri. Siamo fatti per passarci attraverso. Non è una questione di teologia, ma di potenza.

Il punto d’arrivo

Le posizioni di vita toccano tutte le persone, credenti e non. Non è un tema riservato a chi è fuori dal Signore: sono dinamiche che ci riguardano tutti, perché il nemico va in giro come leone ruggente cercando di divorare, e il campo di battaglia è sempre la mente.

Il cambiamento è possibile. Tutto ciò che descriviamo lo descriviamo in funzione del cambiamento. Gesù è venuto a portare in suo regno e lanciare la nuova creazione: lui è la nuova creazione, e noi in lui possiamo essere nuovi. Se incontriamo l’autore della vita, possiamo svolgere la vita che lui ci ha dato. Se non lo incontriamo, dobbiamo inventarcela — e c’è chi ci aiuta a inventare una vita di finzione.

La vita prende una direzione per scelta. Possiamo scegliere, di secondo in secondo, cosa fare, cosa pensare, cosa dire. Siamo fatti per scegliere. E nell’amore infinito di Dio, lui ci ha dato la libertà per scegliere ciò che decidiamo.

Mappa mentale lezione sette