Registrato a Siena – 2013
Appunti lezione 3
LA BATTAGLIA NELLA MENTE
Lezione 3
Il Rinnovamento
Fondazione Cantonuovo · Maurizio Tiezzi
1. Il fondamento: la Croce e la libera scelta
C’è un annuncio che non possiamo perdere di vista mentre parliamo di fortezze, di ordini e di convinzioni: il Signore ha procurato per noi la liberazione con la sua morte e risurrezione. Dio aveva “messo” ciascuno di noi in Lui; essendo Lui morto al posto nostro e con noi, ogni uomo discendente da Adamo secondo la carne era stato messo da Dio in Gesù, cosicché quando Gesù morì, tutti quelli identificatisi in lui per fede con lui morirono al peccato. Risorgendo, ha offerto la vita nuova a tutti quelli che hanno creduto in Lui. Il fatto è compiuto.
Questa verità, però, non significa che la nostra conseguente risposta sia irrilevante. C’è chi pensa che avendo Gesù fatto già tutto, il modo in cui viviamo nonabbia rilevanza. Non è questo che ci è stato detto e dato da fare dal Signore. Lui ha detto: “Fate quello che Io vi dico.” Ha detto che se non rinneghiamo noi stessi, non possiamo essere Suoi discepoli. Quella morte è vera per noi oggi — duemila anni dopo — e ne faccio esperienza nella misura in cui io la applico alla mia vita. Conta la vita che io vivo, ma in dipendenza della morte di cui sono già morto.
Rinnovare la mente è esattamente questo: voler sperimentare nella nostra vita ciò che Gesù ha già compiuto. Se tutto fosse già realizzato senza la nostra libera, volontaria, consapevole adesione, sarebbe un’imposizione. Ecco perché siamo chiamati da Gesù a rinnegare noi stessi — a non voler più quella vecchia natura, ormai morta. Chi pecca è la vecchia natura, ma se è morta non può più peccare, a meno che noi non la facciamo rivivere scegliendo di seguire il mondo. La novità dell’opera del Signore è questa: quelli che la accolgono conformando la loro vita al volere di Gesù, possono vivere della Sua vita di resurrezione.
2. Demolire e edificare: due movimenti inscindibili
Il tema di questa lezione è il rinnovamento. La Bibbia ci invita a rinnovare la nostra mente perché, se con la mente non aderiamo al piano di Dio — alla Sua volontà, che riceviamo nel nostro spirito — siamo come divisi: il nostro uomo interiore riceve la luce, ma se il cervello resta rivolto verso le tenebre, non vediamo dove andiamo.
Voglio tornare a Geremia 1,10 in relazione a 2 Corinzi 10,3–5. Ho già detto più volte che non siamo chiamati soltanto a distruggere le fortezze e i ragionamenti superbi della nostra mente: siamo chiamati anche a sottometterli al Messia. Lo ripeto, perché penso che sia utile.
Geremia 1,10 |
“Ecco, oggi ti do autorità sopra le nazioni e sopra i regni per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare.” |
Da una parte Dio dice di distruggere; dall’altra, di edificare. Se una persona si concentra soltanto sul distruggere le fortezze della mente, ma poi non sottomette i suoi pensieri al Messia, quella distruzione può durare qualche tempo, ma poi le fortezze si riformano. Se non sei allineato ai pensieri del Signore Gesù facendoli tuoi, ti allinei alla mentalità del mondo (mettendo fede nel vecchio modo di pensare che il cervello propone di default). Sapendo da Gesù che il principe del mondo è il diavolo, senza cambiare rischi di seguire le sue vie distorte , consapevolmente o meno. Soltanto distruggere senza riedificare non ha senso.
Ma riedificare non vuol dire fare psicoterapia. Per quanto mi dedichi alle scienze della mente (analisi transazionele in particolare) , non è quello che può riedificare secondo la volontà di Dio. Riedificare vuol dire conoscere tramite la Parola di Dio i suoi pensieri e modi, pensarli come nostri viverli. I mattoni per edificare il tempio santo di Dio — che siamo noi — sono la Sua Parola pensata, creduta e quindi agita, non altri ragionamenti.
C’è anche il movimento inverso, altrettanto pericoloso: chi, credendo nel Signore Gesù, si tuffa con entusiasmo a sottomettere i suoi pensieri al Messia senza passare prima dalla demolizione, rischia di portarsi dietro il bagaglio mentale di sempre, mischia le cose e finisce per tornare al vecchio. Le due azioni vanno messe insieme, vanno messe insieme.
3. L’uomo forte nella fortezza
Siccome si parla di fortezze — di edificazioni a protezione di qualcosa che, essendo superba, si inalza per impedire la conoscenza di Dio — dentro queste fortezze che sono nella nostra mente c’è un uomo forte. Ascoltate: per distruggere l’uomo non occorre ucciderlo fisicamente. Per distruggere l’uomo basta, anche in modo inconsapevole — attraverso la famiglia, l’ambiente, le vicende della vita e forze sconosciute — portarlo fuori dal suo destino. Basta una deviazione.
Quando una persona fin da piccola, anzi fin da quando è stata concepita, è portata a deviare dal suo destino — e il destino è il piano di Dio per quella persona in ogni istante della sua vita, non solo la destinazione finale — basta che il diavolo, piazzando i suoi uomini forti nella testa delle persone, riesca a farle deviare inducendole a programmare una storia diversa: quella persona è distrutta.
Secondo il piano di Dio siamo chiamati a portare su di noi l’immagine di Dio, rappresentarlo sulla terra e vivere nella gloria. Non solo dopo la morte, ma già da ora. Il Regno è stato riportato ed è in mezzo a noi, già da ora. Coloro che non si rendono conto di questo non hanno compreso che c’è qualcuno che non vuole che vivano il loro destino. Il nostro intervento è proprio qui.
Luca 11,21–22 |
“Quando un uomo forte, ben armato per la battaglia, fa la guardia alla sua propria casa, i suoi beni stanno al sicuro. Ma quando qualcuno più forte di lui lo attacca e lo sconfigge, gli porta via tutta l’armatura e le armi nelle quali confidava e spartisce il bottino.” |
I “beni” che l’uomo forte custodisce sono le schifezze che ha combinato nella nostra testa: tutte le nostre decisioni sbagliate, le convinzioni false, le bugie che abbiamo bevuto, i piani di vita costruiti soltanto per cercare di sopravvivere fin da bambini. Lui li custodisce perché è ben armato.
Ma quest’uomo forte non è il più forte. C’è uno più forte di lui — Gesù stava parlando di se stesso rispetto al diavolo e ai suoi demoni, dicendo che Lui è più forte. Quando viene lo sconfigge, lo distrugge e la vittoria è totale: quando si distribuisce il bottino dei vinti vuol dire che la vittoria è stata totale, che abbiamo preso tutto ciò che era stato difeso.
Luca 11,23 |
“Chi non è con Me, è contro di Me; e chi non raccoglie con Me, disperde.” |
Molti sostengono che, vivendo nella religiosità e nel legalismo, non essendo contro Dio, ma vivendo la loro vita secondo la vecchia natura, stiano comunque con Gesù. Ho i miei dubbi. Gesù è chiaro: o con Me o contro di Me. Se non sei con me, disperdi; se sei con me, raccogli con me. Tutte le attività religiose fatte fuori da questa comunione finiscono nel nulla.
4. La casa riempita di Spirito
Luca 11,24–26 |
“Quando lo spirito immondo esce dall’uomo, si aggira per luoghi aridi in cerca di riposo e, non trovandone, dice: Ritornerò nella mia casa da cui sono uscito. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende con sé altri sette spiriti peggiori di lui ed essi entrano e vi alloggiano e la condizione finale di quell’uomo diventa peggiore della prima.” |
Questo è il segreto. Quando Gesù arriva e vince l’uomo forte, lo caccia fuori; i demoni sono cacciati fuori nel suo nome. Ma quando il demone è cacciato vuole tornare nel posto da cui è stato mandato via. Se la casa è spazzata e adorna, ma non è riempita, è pronta per il ritorno di otto uomini forti. Ecco perché non basta demolire le fortezze, vincerlo e distruggerlo. Non basta capire le dinamiche della mente e ridecidere. L’attività terapeutica umana da sola non è sufficiente: per essere solida ci vuole che ogni nostro “spazio” interiore sia riempito dallo Spirito Santo.
Sfido chiunque sia passato soltanto dalla demolizione e dalla terapia umana a dire che poi quello è bastato nella sua vita.
Efesini 5,18 |
“…siate continuamente ricolmi dello Spirito” |
Se la casa è riempita dello Spirito, nessuno può rientrarci. Ecco perché quando preghiamo per la liberazione, cacciamo i demoni e poi chiediamo allo Spirito Santo di venire a riempire questa persona, a riempire tutti gli spazi vuoti lasciati da questi demoni che se ne sono andati, affinché, pur tornando, li trovino occupati da Lui e non possano rientrarci. È una preghiera dove volontariamente è la persona che si sottomette a Gesù e chiede di essere da lui riempita per poi vivere per lui, facendo la sua volontà.
5. Il caso Pietro
Voglio parlare di un altro caso concreto. Non c’è nessun Pietro: è un nome di fantasia, come lo era Adamo la volta scorsa.
Pietro lavorava senza sosta e lavorava sodo tutto il giorno. Era sempre impegnato e, se non gli bastava quello che faceva, inventava altre cose: quasi in modo strano gli capitavano sempre nuove incombenze. Lui pensava di non potersene sottrarre, ma in realtà inconsapevolmente era proprio lui che, quando arrivavano, le accoglieva con benevolenza perché gli permettevano di rispondere a un ordine interiore che sentiva:
“Sforzati, metticela tutta, cerca di piacere alle persone che si aspettano da te che tu lavori sodo, che tu faccia il tuo dovere. Sbrigati, spicciati, alla svelta.”
Questi ordini che sentiva dentro di sé erano spinte interiori che lo portavano inconsapevolmente ad agire di conseguenza. Parlando a lungo con Pietro è emerso che queste cose gli erano sempre state dette dai genitori e dai familiari, e che le vedeva applicate nei modelli di vita dei genitori stessi. Da una parte se lo sentiva dire, dall’altra lo vedeva fare. Da bambino aveva concluso che quello era l’unico modo possibile per compiacere i genitori e avere un posto nella famiglia.
Eppure, di fronte a queste spinte che producevano stanchezza e rabbia continue, arrivava a un punto di massimo sforzo in cui sentiva una spinta contraria: non più “fai, fai, fai”, ma un senso di inutilità totale. Dentro aveva uno stop, un divieto: non rilassarti, non essere intimo con le persone, non legarti, non fidarti del mondo. E nonostante tutti i suoi sforzi si trovava davanti a un buco nero che gli diceva: “Sei destinato a non sentire gioia, sei destinato a non rilassarti, sei destinato a non portare a fondo le relazioni perché tanto ti lasciano.”
Questo vortice lo riportava in un’inutilità di tutto quello che faceva. Arrivato lì, poteva avere due reazioni: o vestirsi di tristezza e frustrazione, oppure — prima di raccogliere quel sentimento — attribuire ad altri la colpa di ciò che gli era successo, giocando a “è tutta colpa tua.” Le due posizioni si alternavano. E una volta arrivato alla rabbia e alla frustrazione, scattava la convinzione: “Riprovaci! Vedi che è vero che non puoi godere di quello che fai, ma forse non ti sei ancora sforzato abbastanza.” E quella era la spinta perché riprendesse daccapo a lavorare sodo.
Guardate questo cerchio della morte: era continuo, ripetitivo, e poteva avvenire nel giro di dieci minuti come poteva riproporsi negli anni. La persona non poteva sottrarsi perché c’erano come dei magneti che la attiravano. Dentro di lui c’era un uomo forte che lo aveva portato a formarsi delle convinzioni precise: non c’era sicurezza nelle relazioni, non poteva ricevere amore dagli altri, non sarebbe sopravvissuto sotto quel livello di stress.
Il quadro di Pietro è più comune di quanto si possa pensare, solo che avviene a un livello inconsapevole — a causa di decisioni prese da bambini, di ordini trasmessi verbalmente da genitori o figure genitoriali, di divieti e proibizioni non detti ma applicati. Su queste basi la persona ha cominciato a formarsi delle convinzioni su sé stessa, sugli altri e sulla vita; e quelle convinzioni, sempre più rinforzate, l’hanno portata a stabilire che l’unico modo per vivere è farsi un piano di vita dove le sue convinzioni vengano sempre confermate. |
6. Gli ordini interiori
Ci sono messaggi che i genitori — e le altre figure genitoriali: nonni, zii, maestri, insegnanti — trasmettono ai bambini, a parole e come modelli di vita. I bambini li “bevono” da piccoli, li coltivano da grandi e poi li trasmettono alle generazioni successive. Non si tratta solo di trasmissioni psicologiche: questa roba è promossa da una forza maligna che li accompagna di generazione in generazione.
Ecco gli ordini principali:
- Sii perfetto. Il perfezionismo è una piaga perché è un ordine impossibile da soddisfare. Il perfezionismo serve a essere accettati: siccome non puoi essere perfetto, prima o poi sbaglierai qualcosa e distruggerai te stesso o gli altri.
- Sii forte. Tradotto a volte con “gli uomini non piangono.” il divieto sottostante è: non sentire. E quando c’è il divieto di sentire, la persona è monca.
- Sforzati. La performance come condizione permanente di esistenza.
- Cerca di piacere. La compiacenza è una piaga: porta a guadagnarsi il diritto di esistere attraverso favori e manipolazioni, barattando la propria natura con quello che l’ambiente richiede. Molta gente compiace per poter essere ammessa alla presenza degli altri, solo per poter dire “ci sono.”
- Sbrigati. L’urgenza come stato normale della vita.
- Lavora sodo. Il valore della persona misurato dalla quantità di sforzo prodotto.
- Stai attento. Ripetuto continuamente: instilla nella persona la percezione permanente di un mondo pericoloso.
7. Le convinzioni del piano di vita
Oltre agli ordini ci sono le convinzioni e riguardano la sopravvivenza. Una convinzione su di noi è definibile come una falsa credenza se deriva da una proibizione. Cioè: “non sentire” è una proibizione. Se una persona ha avuto il divieto di non sentire e in qualche modo lo ha fatto suo, si convincerà di non poter sentire. Quando questi divieti profondi diventano una credenza, costruiscono nella persona quel piano di vita che non è il suo ma che le sembra il migliore per sopravvivere nel contesto in cui si trovava.
Di fronte a un divieto la persona può reagire in due modi: con sfida — la risposta attiva e ostentata — oppure con disperazione — la risposta rassegnata e passiva. Entrambe le posizioni sono risposte di sopravvivenza, non scelte di vita libera. Le convinzioni si formano attorno a cinque aree esistenziali: sopravvivenza, identità, attaccamento, competenza, sicurezza.
Sopravvivenza
- Non esistere: “Farò vedere che ci sono” (sfida) / “Sono sbagliato, non c’è posto per me” (disperazione). Molte persone affrontano la vita sapendo dentro di sé di non esistere, è come se non ci fossero. Dio non le ha mandate su questa terra per essere disperate in relazione alla loro esistenza.
- Non essere importante: “Sarò più grande, più grande della vita stessa” (sfida) / “Ho paura, non m’importa niente” (disperazione). Se una persona sa di non essere importante, non svolgerà mai l’incarico che Dio le ha dato.
- Non stare bene / non aver cura di te stesso: “Devo essere forte, non ho tempo per me” (sfida) / “Nessuno mi presta attenzione: se mi ammalo forse qualcuno si occuperà di me” (disperazione). Gesù ci dice di amare noi stessi per amare il prossimo, ma queste persone non possono farlo perché è un divieto per loro.
- Non fidarti: “Mi fido solo di me stesso” (sfida) / “Sono bloccato dalla paura, non ci si può fidare del mondo” (disperazione). Quante persone conoscete che non si fidano di nessuno perché sono bloccate dalla paura?
- Non essere sano: “Sarò super normale, non avrò bisogno di nulla” (sfida) / “Non c’è aiuto nel mondo” (disperazione).
Identità
- Non essere te stesso: “Fingerò di essere il tuo ideale” (sfida) / “Qualsiasi cosa faccia, non ti piaccio” (disperazione). Una vita con un’identità sdoppiata o confusa.
- Non fare niente / non coinvolgerti: “Non farò alcune cose finché non mi sentirò bene” — la persona che non inizierà mai niente — (sfida) / “In fondo sono a mio agio” (disperazione).
- Non separarti: “Sarò come vuoi, ti farò star bene” (sfida) / “Non ho nessuna personalità” (disperazione).
- Non essere visibile: “Mi nasconderò, non farò vedere la mia vulnerabilità” (sfida) / “Mi vergogno di me o della mia famiglia” (disperazione).
Attaccamento
- Non essere piccolo: “Non ho bisogno di nessuno” (sfida) / “Nessuno può aiutarmi” (disperazione). È il problema dell’attaccamento: non sarà mai sicuro dell’amore degli altri per lui e non sarà mai sicuro di poter amare gli altri. È il caso di Adamo, di cui abbiamo parlato la volta scorsa.
- Non appartenere: “Non mi importa se non piaccio a nessuno” (sfida) / “Non posso mostrare quanto tengo all’altro” (disperazione). Dovunque tu vada, con chiunque tu sia, non ti senti mai parte di nulla. Spesso si accompagna a “non essere intimo”.
- Non essere intimo: “Aspetterò e troverò una relazione perfetta” — ma non ci arriverà mai — (sfida) / “Sarò di nuovo abbandonato” (disperazione). Questa è la beffa di una vita vissuta nella ripetitività di un destino che non è il nostro.
- Non legarti: “Otterrò quello che voglio dall’altro” — la manipolazione — (sfida) / “Io non esisto” (disperazione).
- Non volere: “Non vorrò mai niente, elimino il problema” (sfida) / “Cerco di compiacere senza riuscirci” (disperazione). Riguarda la passività della volontà.
Competenza
- Non crescere: “Farò a modo mio, creerò il mio mondo” (sfida) / “Farò da solo ma non so cosa fare” (disperazione). È l’eterno bambino — una piaga che in Italia è dilagante.
- Non riuscire: “Devo mettermi alla prova in tutti i campi” (sfida) / “Sono un gran fallimento” (disperazione). Quante volte abbiamo pregato per cacciare lo spirito di fallimento dalle persone! La fortezza è “non riuscire” e dentro c’è un uomo forte che la occupa saldamente.
- Non pensare: “Imporrò la mia volontà agli altri e al mondo intero” (sfida) / “Non sono molto intelligente” (disperazione).
- Non avere successo: “Devo prendermi cura di tutti e di tutto” (sfida) / “Mi sento sempre rimproverato” (disperazione). In aperta antitesi al Salmo 1: “e tutto ciò che fa prospera.”
Sicurezza
- Non sentire: “Non mi importa niente” (sfida) / “Non posso mostrare quanto ci tengo” (disperazione).
- Non gioire: “Devo fare sempre di più” (sfida) / “Mi sento vuoto” (disperazione). È il caso di Pietro: per tutta la vita si è sforzato a lavorare sodo, ma arrivava in fondo sapendo che tanto non avrebbe goduto del lavoro delle sue mani.
- Non essere grato: “Ho diritto di avere di più” (sfida) / “Non ho niente” (disperazione).
- Non rilassarti: “Devo essere vigile per evitare che accadano cose brutte” (sfida) / “Sono sopraffatto dalle cose” (disperazione).
Se vi ritrovate in qualche cosa, è utile rifletteterci sopra: queste sono le fortezze che abbiamo dentro. L’uomo forte che si è insediato nella nostra mente fin dall’inizio ci ha portati a scegliere — e questa è la beffa — un destino che non è quello che Dio ha previsto per noi. E per quanto una persona possa essere religiosa, con queste convinzioni non avrà mai la pace.
8. Dio come nuovo sistema di riferimento
Dio ha sempre offerto ai Suoi la Sua paternità: cura, attenzione, provvidenza, protezione, insegnamento paterni. Quell’accompagnamento del popolo d’Israele e ora di tutti i credenti in Cristo, è stato un processo di rieducazione a pensare in modo diverso su sé stessi, sugli altri e sulla vita, attraverso una figura di riferimento — Lui — diversa da quella che da cui avevano attinto convinzioni false.
Gesù è venuto a fare esattamente questo. Ha distrutto le convinzioni false sull’uomo mostrandoci come è il vero uomo secondo Dio — era Lui. Ha distrutto il vecchio uomo sulla croce, è risorto come uomo nuovo e lo ha presentato al Padre. Il Padre vede tutti noi suoi discepoli in Lui come se non avessimo mai peccato e ci dice: “Ora vivete come ha vissuto Gesù, come vi ha fatto vedere lui.”
Rendere i propri pensieri soggetti al Messia significa cambiare i pensieri, i valori e i punti di riferimento: passare dalle scelte di sopravvivenza alle scelte di vita. Dio è il Genitore che non tradisce, non abbandona, non è imprevedibile. “Abbà” significa anche “principio”: è da lì che si riparte.
Successo e prosperità nel senso di Dio |
Propongo che “Successo” significhi svolgere l’incarico per cui siamo stati creati. Che “Prosperità” voglia dire cooperare con Dio perché accadano le cose che Dio stesso ha previsto— non in misura minima, ma in pienezza. Dio ha creato ogni uomo perché possa amministrare e soggiogare la terra secondo il Suo piano, portando ordine nel disordine. Nessuno è stato creato per la disperazione, per il fallimento o per non sentire gioia. Qualcuno ha spinto in quella direzione: e quell’ospite può essere cacciato. |
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L’invito è a non tollerare una vita nelle condizioni di Adamo o di Pietro. Demoliamo le convinzioni false, cacciamo quell’uomo forte — che però è meno forte dello Spirito di Dio che vive in noi — e riedifichiamo le antiche rovine secondo il modello Gesù, che risorto siede alla destra del Padre. Il suo Regno è già in mezzo a noi, noi ne siamo parte come suoi ambasciatori su questa terra e siamo chiamati a dirlo a tutti.
Mappa mentale lezione 3
