Registrato a Siena – 2013

Appunti lezione tredici

Due regni in conflitto

Ogni volta che penso di aver esaurito questo tema, mi vengono nuove ispirazioni e le porto. Sempre di più, cammin facendo, mi accorgo che questo tema è fondamentale per la vita degli esseri umani. La nostra mente è il campo di battaglia: è ciò che riceve la luce ed è anche ciò che può essere ottenebrata dalle forze del nemico. È un territorio conteso e la posta in gioco è alta.

Per entrare bene in quello di cui vogliamo parlare occorre sintonizzarsi su una prospettiva che va oltre il piano razionale o sensoriale. Gesù dice: «le mie parole sono spirito e vita». C’è una dimensione che non si raggiunge con il solo ragionamento né con la sola emozione. Sappiamo ormai, grazie alle ultime scoperte neuroscientifiche, che il cervello non è solo pensiero: è anche emozione e sentimento. Ma se non usiamo questa conoscenza all’interno della prospettiva più ampia dello spirito, ne perdiamo l’essenza.

Dal dodicesimo capitolo di Matteo, ai versetti 26–28, prendo le parole di Gesù a chi lo accusava di cacciare i demoni in nome di Satana: «se Satana scaccia Satana egli è diviso contro sé stesso; come potrà dunque sussistere il suo regno? […] Ma se è con l’aiuto dello Spirito di Dio che io scaccio i demoni, è dunque giunto fino a voi il regno di Dio». In queste poche frasi ci sono due regni. C’è il regno di Satana — il diavolo governa su aree di ogni tipo, non solo geografiche, ed è chiamato il principe di questo mondo. E c’è il regno di Dio, portato da Gesù che scaccia i demoni per mezzo dello Spirito di Dio.

La prova che il regno di Dio è giunto è esattamente questa: i demoni vengono cacciati dagli uomini. Il ministero di liberazione — un servizio attraverso il quale lo Spirito Santo caccia i demoni dalle persone — è il segno concreto che il regno di Dio è più forte del regno che fino ad allora teneva le persone prigioniere. Per questo è il ministero più avversato: svela le strategie sataniche, le espone alla luce e le sconfigge.

Riferimenti: Mt 12,26–28 · Mt 4,8–10 · Ef 6,12

Nel quarto capitolo di Matteo, al versetto 8, vediamo Satana che mostra a Gesù «tutti i regni del mondo con la loro gloria» e propone: «tutte queste cose ti darò se prostrandoti mi adorerai». Gesù non risponde a Satana che si è sbagliato e che quei regni non gli appartengono. Risponde invece che l’adorazione di deve a Dio solo. Questo ci fa capire con chiarezza che Satana esercita un dominio reale sui regni del mondo e sulla loro gloria: governa attraverso il potere e attraverso l’impronta che quel potere lascia sugli uomini e sulla terra.

Ministero di liberazione

Il ministero di liberazione è un servizio a favore degli uomini mediante il quale lo Spirito Santo caccia i demoni. Non significa semplicemente sentirsi meglio o sollevati da un peso sulla coscienza: significa cacciare i demoni. Il ministro è colui che presta il proprio servizio operando con lo Spirito Santo e per la sua sola potenza. Questo ministero è il più avversato perché rivela il regno delle tenebre, ne espone le strategie e dimostra che il regno di Dio è più forte, sconfiggendo il re dei morti, il diavolo.

Il dominio delle tenebre e la luce dello Spirito

Chi è nel regno delle tenebre non solo non capisce fino in fondo quello che fa, ma non riesce nemmeno a vedere chi lo sta dominando. Il buio ha la caratteristica di non far vedere. Chi è al buio rispetto alla conoscenza di Dio — e questo è il buio di cui parliamo, non l’ignoranza intellettiva — è spesso inconsapevole di servire il nemico e di svolgere i suoi piani.

Quando arriva la luce del Signore, quando lo Spirito Santo interviene, anche attraverso chi rappresenta il regno di Dio, Satana è esposto e i demoni fuggono. La persona inizia ad essere consapevole di sotto quale dominio si trovava e capisce come aveva iniziato a funzionare in modo dannoso per sé stessa. E capisce anche che ha, nel Signore, il potere e l’autorità di avere convinzioni diverse — su sé stessa, sugli altri, sulla vita — e quindi può odiare il vecchio modo in cui ha vissuto, non se stesso, perché era frutto del regno delle tenebre.

Ecco perché si inserisce tutto quello che abbiamo visto in questo percorso: gli aspetti psicologici, la comprensione del funzionamento della mente, i meccanismi delle convinzioni. Quando portiamo dentro di noi contenuti svalutanti e difensivi, perdiamo di vista la luce divina e iniziamo a funzionare in una modalità di mera sopravvivenza.

Paolo parla dello spirito della mente — la nostra mente ha uno spirito. Se questo spirito è illuminato, attivato dallo Spirito Santo che si unisce allo spirito dell’uomo quando crede in Gesù Cristo, gli occhi spirituali della mente medesima si aprono. Si comincia a vedere la corruzione che ci assediava, la contaminazione che ci inquinava, i percorsi che percorrevamo. E vedere significa poter iniziare a dire di no, a scegliere liberamente. Chi è nell’inganno, nella menzogna, nelle tenebre non è libero — perché non sa né sotto chi è né come si comporta in fin dei conti.

Riferimenti: Ef 4,17–23 · 2 Cor 4,4 · Gv 1,9 · Rm 1,21–22

Pietro e la pesca: due storie, due livelli

Voglio proporre due storie che riguardano Pietro e Gesù su un lago. La scena ha la stessa dinamica di superficie ma si svolge in momenti e a livelli completamente diversi.

Il primo livello: Luca 5

Gesù dice a Simone di prendere il lago e calare le reti per la pesca. Simone risponde: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla, ma sulla tua parola getterò le reti». La proposta andava contro le convinzioni tecniche di Pietro su come e quando pescare in quelle acque. Eppure la fiducia nella parola del Signore lo ha mosso a comportarsi in modo diverso dalla sua convinzione. Il risultato è stato eclatante: una quantità enorme di pesci.

Simon Pietro cade in ginocchio e dice: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore». L’incontro con la parola viva del Signore ha portato in evidenza il senso del peccato, una reazione che quasi lo voleva allontanare da lui. Questo è il livello a cui si trovava Simone in quel momento. Vedete il legame con quello di cui abbiamo parlato: il concetto dell’auto-riconoscimento, del vedersi per come si è, della consapevolezza — tutto inizia con l’esperienza della parola per te.

Il secondo livello: Giovanni 21

Dopo la resurrezione, Gesù risorto dice ai discepoli di gettare le reti nella parte destra della barca. Anche questa era una richiesta che andava contro le convinzioni tecniche sulla pesca. Gettano le reti e non riescono a tirarle su per la gran quantità di pesce. Giovanni riconosce Gesù dallo stile: la stessa dinamica — parola contraria alla convinzione, fiducia, pesca miracolosa. Simon Pietro, quando capisce che è il Signore, si butta in acqua per arrivare prima possibile alla riva.

Nel mezzo tra le due storie Pietro è passato attraverso molto. Ha sperimentato la sua natura corrotta, ha rinnegato Gesù tre volte. Queste esperienze lo hanno cambiato. Quando Gesù gli chiede per tre volte «mi ami?» — tre volte come tre erano stati i rinnegamenti — Pietro stavolta non dice «allontanati da me». Confessa il suo amore e riceve il suo incarico: «Pasci le mie pecore». Le esperienze del Dio vivente non ci portano solo a vedere chi siamo: ci portano anche a scoprire a cosa siamo chiamati e ci incontrano al livello di fede che abbiamo in quel momento.

Riferimenti: Lc 5,1–11 · Gv 21,1–17

Il principio delle reti piene

Se lasci che Dio determini il contenuto della tua vita, le reti sono piene. Se sei tu a determinare che quello che pensi, che senti, che decidi è la verità, le reti restano vuote nonostante il grande sforzo. La parola del Dio vivente — quando ricevuta con fiducia e fedeltà anche contro le nostre convinzioni — produce esperienze che cambiano il livello a cui ci troviamo.

Convinzioni: il problema è di cosa sei convinto

Avere convinzioni è naturale per un essere umano. In Filippesi 2,24 Paolo dice: «ho la convinzione nel Signore che verrò presto da voi». La convinzione non è sbagliata in sé. Il problema è di cosa sei convinto. Chi è convinto nel Signore — chi ha preso dentro di sé un contenuto che viene da lui ed è l’oggetto dei suoi pensieri — manifesta la potenza dello Spirito Santo.

In 1 Tessalonicesi 1,5 Paolo dice: «il nostro Vangelo non si è diffuso tra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con potenza e con Spirito Santo e con profonda convinzione». Non basta predicare la parola: occorre anche la dimostrazione della presenza di Dio e della potenza dello Spirito Santo. La sinergia evangelica è questa: la parola, la potenza e la presenza dello Spirito Santo e la convinzione.

La convinzione è legata alla fede. Si forma per effetto della fedeltà fiduciosa che riponiamo nelle decisioni che abbiamo preso ripetutamente, in base alle esperienze fatte. Senza un incontro con il Signore, l’uomo mette la sua fede in convinzioni che si è formato da solo per affrontare una vita che sente nemica e che il cervello gli rirpopone “fedelmente” di default. E chi ha suggerito queste convinzioni di sopravvivenza? Il diavolo, provocando esperienze esterne che hanno portato la persona a quelle reazioni decisionali, suggerendo pensieri, scatenando emozioni che generano gli stessi pensieri falsi. Non tutti i pensieri che abbiamo vengono vengono da noi.

Riferimenti: Fil 2,24 · 1 Ts 1,5 · 2 Cor 10,4–5

La liberazione è un processo sinergico

La liberazione che il Signore compie nella nostra vita non passa solo attraverso la preghiera di liberazione. È un processo sinergico con quattro componenti che avanzano insieme.

1

L’esperienza che cambia

Il contatto vivo con la parola del Dio vivente, le sue promesse che si realizzano nella vita. L’esperienza reale di vedere che quello che lui ha detto è vero.

2

Il contatto con il proprio sè spirituale

La consapevolezza delle sollecitazioni che abbiamo per natura — vivere, libertà, capire, creare, godere, connettersi, trascendere — è consapevolezza di ciò che Dio ha messo in noi.

3

La consapevolezza delle dinamiche

Capire i meccanismi del nostro funzionamento, i circuiti riempiti di contenuto tenebroso, le convinzioni che portano all’autodistruzione.

4

La cacciata degli spiriti maligni

Tutto il resto, da solo, finisce in niente. La casa svuotata ma non riempita del Signore è pronta ad accogliere spiriti peggiori. Tutte e quattro le componenti insieme fanno sì che la persona trovi la casa piena di un contenuto santo. E che ci creda.

La finestra aperta: l’occulto e l’idolatria

La finestra più grande attraverso cui gli spiriti maligni possono avere ingresso e realizzare le loro trame è l’occulto. Quando parliamo di occulto, parliamo di idolatria nella sua espressione più alta e religiosa.

Ogni volta che una persona si rivolge a qualcuno o a qualcosa per avere potenza — come nella stregoneria — per avere conoscenza — come nella divinazione — o per avere consolazione di qualsiasi tipo, incluse le guarigioni e la richiesta di informazioni ai morti, si rivolge a qualcuno che è soprannaturale, ma che non è Dio. Questo vuol dire tradire Dio e dirgli: «non sei il mio Dio. Ne ho un altro». Anche la cosiddetta magia bianca è questo. Non cambia la sostanza: si sta cercando potere, conoscenza o consolazione fuori da lui.

Esodo 20 è chiaro: «Non avrai altri dei di fronte a me», e poi: «Io il Signore sono il tuo Dio, un Dio che punisce la colpa dei padri e dei figli fino alla terza e alla quarta generazione per coloro che mi odiano». Se ti rivolgi a qualcos’altro come Dio, stai odiando il Signore. E questo ti porta nella maledizione, sotto il potere delle tenebre, per te e per i tuoi discendenti.

Ho trovato che la maggior parte delle persone che hanno avuto contatto con l’occulto — o i cui antenati o familiari nelle generazioni precedenti lo hanno avuto — portano contenuti più negativi nelle loro convinzioni. I demoni continuano a operare come sirene, con pensieri ricorrenti, suscitati e rinforzati da emozioni manipolatorie che portano a prendere decisioni autodistruttive su sé stessi: svalutarsi, vivere sotto un grande senso di colpa, svalutare gli altri e passare la vita in difesa.

Riferimenti: Es 20,2–5 · Dt 28 · Ef 6,12

Il cammino verso la libertà

Il percorso verso la libertà ha tappe che avanzano insieme. Ogni passo apre al successivo.

Consapevolezza delle opere del diavolo

Il fatto che una persona diventi consapevole di mettere in atto meccanismi autolesivi porta già luce. È un passo enorme: metà del lavoro è fatto. Quando uno è consapevole di essere sotto il ricatto delle proprie convinzioni e dei ricordi negativi, di avere rinforzi continui alle decisioni che ha preso di vivere in modo autodistruttivo — già questo è immenso. La consapevolezza è la condizione perché tutto il resto possa muoversi.

Comprensione del disvalore

La consapevolezza da sola non basta. Molti arrivano alla consapevolezza e dicono: «è così, ormai è così, non ci posso fare niente». La forza della convinzione è troppo forte. Quando invece si comprende in profondità — non solo a livello intellettuale ma in modo viscerale — che quella strada fa male, si può arrivare al passo successivo.

L’odio del male

Il presupposto per la liberazione è che odiamo i nostri nemici, le forze delle tenebre. Il Salmo 139,21 dice: «non odio forse, Signore, quelli che ti odiano e non detesto forse i tuoi nemici? Li odio con odio implacabile come se fossero miei nemici». Se neghiamo che il diavolo esista, i tuoi nemici diventano le persone in carne e ossa. Ma Paolo dice che la nostra battaglia non è contro esseri di carne ma contro spiriti maligni. L’odio deve essere rivolto a loro.

Dio non ti libera dai tuoi amici. Se in fondo in fondo ami ancora quello che ti sta distruggendo, il Signore ti rispetta e non te lo toglie a forza. Il Salmo 96,10 dice: «odiate il male voi che amate il Signore». Il Salmo 119,104 aggiunge: «dai tuoi decreti ricevo intelligenza; per questo odio ogni via di menzogna». L’odio è un sentimento che abbiamo ma non per odiare noi stessi, gli altri o la vita: per odiare gli spiriti maligni, il male, la menzogna.

Riferimenti: Sal 139,21 · Sal 96,10 · Sal 119,104.163

L’espulsione

Gesù ci ha dato autorità e potenza. Chi ha accolto fedelmente l’incarico che lui ha affidato ai suoi ha l’autorità di cacciare i demoni nel suo nome. Questo è l’atto concreto della liberazione — non una metafora, non un processo psicologico: la cacciata reale degli spiriti maligni.

L’accoglienza di un nuovo contenuto

Mano a mano che si procede in questa strada, Dio fa fare esperienze nuove: quello che ha detto è vero, quello che ha promesso si realizza nella vita. Questo non è uno zuccherino finale: è l’intenzione di Dio, è la sua promessa, è la presenza dello Spirito Santo in noi che realizza questo.

Ebrei 8,10 riporta la promessa dell’alleanza: «porrò la mia legge nelle loro menti, le imprimerò nei loro cuori». La stessa promessa viene ribadita in Ebrei 10,16. Dio vuole imprimerci nella mente e nel cuore il suo insegnamento. Vuole che pensiamo quello che pensa lui. Questa è l’alleanza: lui è così vicino, così unito a noi, che il suo insegnamento diventa il contenuto della nostra mente. E se restiamo fedeli a questi santi pensieri, vedremo il reale cambiamento.

Riferimenti: Eb 8,10 · Eb 10,16 · Lc 11,24–26

La mente illuminata

Gesù — come dice il prologo di Giovanni — è la luce vera che illumina ogni uomo. La mente senza la parola del Dio vivente è nelle tenebre, in balia del cervello, intenta a sopravvivere a spese di sé stessa, degli altri e della vita.

Paolo parla della «vanità della mente» degli uomini lontani da Dio, della mente «ottenebrata», di persone «estranee alla vita di Dio a causa dell’ignoranza che è in loro». In Efesini 4 dice: «rinnovatevi nello spirito della vostra mente, abbandonate la condotta di prima e rivestite l’uomo nuovo». In Romani 1, parlando di coloro che pur conoscendo Dio non gli hanno dato gloria, dice che «hanno vaneggiato con ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente chiusa».

In 2 Corinzi 4 Paolo dice che «il dio di questo mondo ha accecato la mente incredula». Quando non si è fedeli alla parola di Dio, la mente incredula è esposta all’accecamento da parte del diavolo perché è guidata dal corpo (il cervello). L’incredulità apre quella possibilità.

Ma Paolo prega anche che Dio «illumini gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati». La mente può essere illuminata. Dio ci incontra al livello di fede che abbiamo. Ci dona le esperienze che siamo in grado di comprendere e accettare, e più ci riempiamo della verità — della realtà delle sue promesse mantenute — più il livello di fedeltà e fiducia in lui sale.

Luca 10 riporta le parole di Gesù: «amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente». Se la mente è piena di convinzioni suggerite dalle sirene demoniache, sei tutto impegnato a difenderti, a separarti dai pericoli, a non essere schiacciato dai sensi di colpa. Non puoi amare il Signore con la tua mente perché la mente non è libera. La liberazione è il processo che rende la mente libera di compiere questo atto d’amore.

Le esperienze che il Signore ci propone hanno una dimensione sempre più vasta, fino a portare la persona a vedere la chiamata che ha avuto nella vita e ad agire sulla base dell’incarico. Non più vivere per sopravvivere, non più vivere per sé stessi: vivere per Dio e svolgere l’incarico che è stato dato come suoi collaboratori di famiglia.

Riferimenti: Ef 4,17–24 · Rm 1,21 · 2 Cor 4,4 · Ef 1,18 · Lc 10,27 · Gv 1,9

Fondazione Cantonuovo  ·  La battaglia nella mente  ·  Lezione 13

Mappa mentale lezione tredici