Registrato a Siena – 2013

Appunti lezione 1

LA BATTAGLIA NELLA MENTE

Prima serie

Lezione 1

Fortezze, alture e baluardi

Maurizio Tiezzi – Fondazione Cantonuovo

1. La battaglia spirituale e il tema della mente

Questa serie si inserisce all’interno di un percorso più ampio dedicato al regno di Dio che restringe il fuoco su una dimensione specifica della lotta spirituale di cui parla Efesini 6: la battaglia che si combatte nella mente.

Paolo, in Efesini 6, aveva già delineato la natura dello scontro e l’identità del nemico, descrivendo la lotta — termine che autorevoli traduttori anglofoni rendono con wrestling, la lotta senza esclusione di colpi — come qualcosa che coinvolge ogni credente senza eccezione. Se si appartiene al Messia, non si è estranei a questa battaglia. Chi invece appartiene al mondo segue il flusso del macrosistema che lo governa, e non è in guerra.

Ef 6,12–13  La nostra lotta non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i principati, le potestà, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro le schiere degli spiriti del male nei luoghi celesti.

2. Il testo fondamentale: 2 Corinzi 10,3–5

2.1 Vivere nel mondo senza combattere secondo il mondo

Il passo di riferimento è 2 Corinzi 10,3–5. Paolo apre con una distinzione fondamentale: pur vivendo nel mondo — avendo cioè un corpo non ancora redento ed essendo pertanto soggetti alle inclinazioni della vecchia natura — non combattiamo come combatterebbe il mondo. Il termine greco tradotto con “carne” può indicare sia il corpo fisico sia la vecchia natura corrotta dell’uomo, quella che il Signore è venuto a disattivare morendo come l’ultimo “adamo”. In ogni caso, il senso di Paolo è: noi non seguiamo le regole di quel sistema mentre viviamo in questo mondo.

2 Cor 10,3–5  Pur vivendo nel mondo, non combattiamo come combatterebbe il mondo. Le armi del nostro combattimento non sono del mondo; al contrario, hanno la potenza di Dio per distruggere le fortezze. Distruggendo i ragionamenti e ogni superbia che si innalza contro la conoscenza di Dio e facendo prigioniero ogni pensiero lo facciamo obbedire a Cristo.

2.2 Le armi: non del mondo, ma con la potenza di Dio

In Ef. 6 veniamo a sapere che Dio ci ha dotati di un completo equipaggiamento (la verità, la giustizia, la buona notizia portata senza limiti, la fiducia, la salvezza-liberazione, lo Spirito, la Parola) necessario per stare saldi contro le insidie del diavolo. In 1 Cor. 10 scopriamo che la battaglia è nella mente e che per combatterla Dio ci ha equipaggiato  di armi che non sono come quelle del mondo perché hanno la potenza di Dio per distruggere le fortezze della mente. .

2.3 Le fortezze: cosa sono

La parola “fortezza” — tradotta anche con  baluardi nelle varie versioni — indica opere di fortificazione che presidiano un territorio, al loro interno proteggono un esercito e lo difendono dall’avanzata del nemico. Nel contesto di 2 Corinzi 10, le fortezze sono le convinzioni superbe suscitate dalle potenze delle tenebre come loro presidi militari piantati sul territorio, che in questo caso è la nostra mente.

Fortezze della mente:  Convinzioni radicate, ragionamenti superbi, schemi mentali che impediscono alla mente di funzionare come potrebbe. Il loro scopo è tenere l’uomo separato da Dio e impedire che si formi una relazione intima con Lui.

3. Come si distruggono le fortezze

Il verso 5 di 2 Corinzi 10 descrive il metodo con cui le fortezze vengono smantellate. Non si tratta di un’azione unica ma di un percorso articolato in movimenti distinti e tra loro interdipendenti.

3.1 Distruggere i ragionamenti

Il campo di battaglia è la mente. Le fortezze si demoliscono demolendo i ragionamenti che le abitano: quelli che si innalzano contro la conoscenza di Dio. Non tutti i ragionamenti, ma quelli che oppongono resistenza alla relazione intima con il Signore.

3.2 Distruggere ogni superbia

Accanto ai ragionamenti, va distrutto ogni moto dell’anima — anche emotivo — che si innalza contro la conoscenza di Dio. Il verbo innalzarsi non è casuale: riprende il movimento di lucifero in Isaia 14, dove si dice che volle salire in alto, porsi al pari di Dio. La superbia è questo: alzarsi, imporsi, affermare che non c’è nessun altro come me. Da questo moto nasce la ribellione contro ogni forma di autorità, compresa quella divina.

Is 14 (rif.)  Lucifero disse: salirò in alto, sarò come il Dio Altissimo. — L’immagine del salire in alto è il moto tipico della superbia.

 

3.3 Fare obbedire ogni pensiero al Messia

Demolire le fortezze non è sufficiente se il terreno rimane vuoto. Questa è la precisazione che distingue un’opera completa da una a metà: se dopo aver distrutto le convinzioni superbe non si rendono i pensieri obbedienti al Messia, le fortezze si ricostruiscono. La vecchia natura è ancora addosso a noi — disattivata dal Signore Gesù, che l’ha portata sulla croce come ultimo Adamo, ma sempre riattivabile se si cede alla tentazione.

La figura biblica che illumina questo principio è Geremia: il Signore lo manda a distruggere per poi edificare, a sradicare per poi piantare. Prima si demolisce, poi si pianta. Il diserbante della gramigna nella mente è l’obbedienza al Messia.

Il rimedio completo (2 Cor 10,5):  1) Distruggere i ragionamenti superbi. 2) Distruggere ogni superbia che impediscono l’intimità con Dio. 3) Far obbedire ogni pensiero al Messia. Senza il terzo passaggio, i primi due non hanno durata.

4. La battaglia è nella mente: il modello di Eva

4.1 Come il serpente agisce (Genesi 3,1–7)

Paolo in 2 Corinzi 11,3 scrive: “temo che i vostri pensieri vengano corrotti e confusi come quelli di Eva”. Occorre quindi esaminare la dinamica con cui il serpente operò nella mente della donna, perché quella dinamica è la stessa che il nemico usa ancora. Il diavolo non cambia tattica.

Il serpente — descritto come il più astuto delle bestie selvatiche — inizia insinuando un dubbio con una bugia: “è vero che Dio ha detto che non dovete mangiare di nessun albero del giardino?”. Dio non aveva mai detto questo. Aveva detto il contrario: mangiate tutto, tranne il frutto di un albero. La prima operazione demoniaca è distorcere la Parola per creare confusione nella mente.

La risposta di Eva rivela già la confusione: ripete quanto le era stato riferito, ma aggiunge un dettaglio che Dio non aveva detto — “non dovete nemmeno toccarlo”. La mente è già perturbata.

La seconda bugia del serpente è più profonda: “non morirete affatto! Dio sa che se ne mangiate i vostri occhi si apriranno e diventerete come Lui”. Con questo, il serpente insinua nella mente di Eva una svalutazione di Dio: gli attribuisce un interesse egoistico, una manipolazione. Suggerisce che il Padre abbia costruito un divieto non per proteggerla, ma per difendere la propria posizione di potere, per non avere rivali.

Gen. 3,1–7 (rif.)  Il serpente era il più astuto di tutte le bestie. Disse alla donna: “è vero che Dio ha detto che non dovete mangiare di nessun albero?” […] “Non morirete affatto! Sa che quando ne mangiaste i vostri occhi si aprirebbero e diventereste come Dio.”

4.2 Una fortezza, un pensiero: il disastro universale

Questo è il meccanismo: una svalutazione su Dio, installata come fortezza nella mente. Non un esercito, non mille argomentazioni. Un solo pensiero malvagio — su chi? Sulla persona del Padre, sulla qualità del suo rapporto con gli uomini e sull’identità dell’essere umano. Quella fortezza produsse un terremoto capace di distruggere la felicità dell’intera umanità.

Allora la donna vide l’albero con occhi nuovi — buono, desiderabile, capace di dare saggezza. La percezione era già alterata. Il vedere era già filtrato dalla fortezza. Prese del frutto e lo diede anche al marito. Da quel momento, la battaglia della mente era aperta nella storia umana.

Schema demoniaco della mente:  Il nemico opera sempre attraverso: 1) una bugia che genera dubbio, 2) una svalutazione (di Dio, di sé, degli altri, della realtà) che si installa come convinzione, 3) una percezione alterata che porta a scelte disfunzionali. La fortezza non è un muro visibile: è una lente che filtra tutto ciò che si vede.

5. La svalutazione come radice delle fortezze

5.1 Origine e formazione

Ogni pensiero superbo ha alla base una svalutazione: di sé stessi, degli altri o della realtà. Non c’è fortezza nella mente che non poggi su qualche forma di svalutazione. Le scienze moderne — inclusa la psicologia — confermano che queste dinamiche si avviano presto: nel grembo materno si percepiscono già messaggi dall’esterno. I bambini, gli infanti, si trovano in situazioni che non possono controllare e per sopravvivere scelgono di adeguare il proprio comportamento. Da queste scelte nascono convinzioni su sé stessi, sugli altri e sul mondo, che restano operative per tutta la vita e si rinforzano ogni volta che situazioni analoghe si ripetono.

Il risultato è che molti vivono dentro vie di fuga illusorie: comportamenti che aiutano a sopravvivere, a uscire dai problemi, ma che in realtà tengono solo in esistenza, distraendo dalla via che Dio ha preparato. Non è vivere: è sopravvivere.

5.2 Tre tipi di svalutazione

Il segnale che indica la presenza di una fortezza è lo stato d’animo con cui si attraversa la giornata. Quando una svalutazione è presente, si rafforza il muro. Si può svalutare:

  • sé stessi — convinzione di non valere abbastanza, di non meritare ciò che Dio ha preparato;
  • gli altri — sospetto, pregiudizio, chiusura difensiva;
  • la realtà — lettura distorta degli eventi, aspettative contaminate.

Illusoriamente si pensa che questa posizione difenda. In realtà è una trappola che si chiude dall’interno.

6. Il limite dell’approccio terapeutico senza Dio

La psicologia, le neuroscienze, le varie scienze della mente compiono passi da gigante. Non vanno evitate: aiutano a vedere come funzioniamo. Ma molte di esse si fermano alla prima parte del rimedio — riconoscere e rielaborare — senza disporre della seconda: rendere i pensieri obbedienti al Messia.

Il punto è questo: se non c’è Dio nella vita dell’uomo, per quanti interventi terapeutici si compiano, il terreno rimane disponibile al proliferare delle fortezze. L’anima va resa obbediente allo Spirito. Se ciò non accade, le fortezze si riformano e la vita continua a essere distolta dal piano che Dio ha tracciato dall’eternità per ogni persona.

Questo non riduce il valore del lavoro sulla dinamica della mente — al contrario. Ma ogni lavoro sull’anima porta il suo frutto pieno solo quando l’anima è resa soggetta allo spirito, e lo spirito è abitato da Dio.

Integrazione necessaria:  Studio del funzionamento della mente + obbedienza al Messia. Né l’uno senza l’altro produce un’opera duratura. L’anima va conosciuta e resa soggetta allo Spirito. Cioè, abbiamo la capacità di decidere di collaborare con Dio per dirigere i nostri pensieri.

7. La conoscenza di Dio come obiettivo della battaglia

7.1 Non informazione ma intimità

Le fortezze nella mente hanno un obiettivo preciso: impedire la conoscenza di Dio. Ma questa conoscenza non va intesa come raccolta di informazioni su di Lui. Comprendere fatti su Dio non fa di qualcuno un cristiano: fa di lui un informato su Dio. La conoscenza — nel senso ebraico del termine — è qualcosa di completamente diverso: è unione, intimità, il tipo di relazione che nella lingua ebraica viene usata anche per descrivere l’unione coniugale. Due che si conoscono diventano uno.

Giovanni scrive in Gv. 17,3: “Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo”.

Questa vita intima con Dio è ciò che il nemico teme. Il diavolo — un essere che vive nel terrore — ha un unico terrore: che gli uomini diventino uno con Dio e vivano in eterno con un corpo risorto. Quando diciamo “apparteniamo al Signore”, quando viviamo come Lui dice, formiamo con Lui un solo spirito. Gesù lo disse nel Vangelo di Giovanni: quando viene lo Spirito Santo, conoscerete che Io sono nel Padre e voi in me e io in voi.

7.2 La religiosità come surrogato

Molti scambiano la religiosità per la relazione intima con Dio. La religiosità è un surrogato — come l’orzo al posto del caffè durante la guerra: profuma un poco di caffè, ma non è caffè. Chi si ferma alla religiosità si ferma all’anticamera, senza mai entrare. Le fortezze nella mente possono agire anche su chi appare molto religioso, tenendolo al surrogato e impedendogli di fare esperienza del Padre.

7.3 Il timore di Paolo per la chiesa di Corinto (2 Cor 11,2–3)

In 2 Corinzi 11,2–3, Paolo esprime una gelosia divina per la chiesa di Corinto: l’ha promessa a un unico Sposo, la vuole presentare come vergine casta al Messia. Questo linguaggio sponsale illumina il significato della conoscenza: la chiesa è la promessa sposa, il Messia è lo sposo. L’incontro che Paolo attende e per il quale lavora è quello dell’unione definitiva, la vita eterna. La sua preoccupazione è che la mente dei credenti venga corrotta e confusa come quella di Eva, e che si perda il senso della relazione autentica con il Signore.

2 Cor 11,2–3  Provo per voi una specie di gelosia divina: vi ho promessi a un unico sposo per presentarvi quale vergine casta a Cristo. Temo però che, come il serpente con la sua malizia sedusse Eva, così i vostri pensieri vengano traviati nella loro semplicità e purezza riguardo al Messia.

8. Il valore dell’uomo secondo Dio

Uno degli effetti più devastanti delle fortezze mentali è la svalutazione del sé. Se mi svaluto, non posso credere che Dio abbia un piano per me: è matematicamente impossibile. Eppure Dio non ha mai ragionato in termini di svalutazione.

Quando Dio pensò l’uomo e lo creò, disse: facciamolo a nostra immagine e somiglianza, e abbia dominio su tutto. Il Salmo 8 rilancia questa visione con commozione: cos’è l’uomo perché tu lo ricordi? Eppure lo hai fatto di poco inferiore a Dio, lo hai coronato di gloria e di onore. Questo è il valore che Dio attribuisce a ogni essere umano. Pur di non perderlo — pur di liberarlo dalle grinfie sataniche — ha preso carne e ha subito la morte, lui che non aveva mai peccato.

Sal 8,4–6  Cos’è l’uomo perché tu lo ricordi, il figlio dell’uomo perché te ne prenda cura? Eppure lo hai fatto di poco inferiore agli angeli, lo hai coronato di gloria e di onore, gli hai dato il dominio sulle opere delle tue mani.

La grandezza dell’uomo non è una conquista: è una destinazione originaria che le fortezze nella mente cercano di nascondere.

9. La buona battaglia

In 1 Timoteo 1,18, Paolo scrive a Timoteo: “in accordo con le profezie che sono state fatte a tuo riguardo, fondandoti su di esse, combatti la buona battaglia”. La parola buona è rivelatrice: questa lotta ha un senso, ha un esito, vale la pena combatterla.

In 2 Timoteo 4,7, alla fine della sua vita, Paolo scrive di sé stesso: “ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede”. La prima cosa che dice di sé, guardando indietro, è che ha combattuto. E il campo su cui ha combattuto era anzitutto la propria mente: ha distrutto le fortezze, ha reso i propri pensieri obbedienti al Messia, ha mantenuto la fede fino in fondo.

2 Tim 4,7  Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede.

Il destino dell’uomo, come Dio lo ha scritto dall’eternità, è di vivere eternamente in intimità con Lui, di incontrarlo come la sposa incontra lo sposo, di essere uno con Lui per sempre. Ogni istante vissuto oggi secondo il piano di Dio è già quel destino in atto. Il nemico vuole portare fuori da questo sentiero, perché teme che gli uomini scoprano chi sono davvero in Dio.

La prossima lezione affronterà: contaminazioni, pregiudizi e illusioni che guidano la vita di molte persone; la confusione e le convinzioni della mente; l’automatismo inconsapevole e la ripetitività come elementi che portano la mente ad assecondare schemi non voluti da Dio.

Mappa mentale lezione 1