Dopo averlo cercato per tre giorni a Gerusalemme, Giuseppe e Maria trovarono Gesù nel tempio, che dialogava con i maestri. Tutti si meravigliavano della sua sapienza e delle sue parole. Quando lo videro, rimasero stupiti e gli dissero, “Figlio, perché ci hai fatto questo? Ti cercavamo ed eravamo in grande pena!”. Ma Gesù rispose, “Perché mi cercavate?”, come se avessero dovuto sapere dove trovarlo. Continuò infatti, dicendo loro, “Non sapevate che dovevo trovarmi nella casa del Padre mio?”.
Naturalmente non si riferiva a Giuseppe, ma al Padre suo che è nei cieli, egli stesso affermando così di essere Figlio di Dio. Peraltro, ora era lui a meravigliarsi di come Giuseppe e Maria non avessero ancora messo insieme il senso compiuto degli eventi, delle parole dette e delle cose avvenute in quei primi 12 anni della sua vita.
Sembra quasi che non avessero ben compreso che quel giovane figlio che cresceva nella loro casa e sotto la loro cura come un normale essere umano a tutti gli effetti era al contempo divino, che avrebbe redento gli uomini e in eterno regnato su tutte le nazioni. Insomma, sembra che dopo 12 anni non avessero ancora messo insieme il puzzle di tutte le cose accadute e compreso fino in fondo l’identità del figlio, la sua missione, il suo destino ed il loro ruolo nel piano eterno di Dio, sebbene parte della successiva tradizione religiosa ne abbia trasmesso l’idea di una coppia perfettamente consapevole di tutto.
Si consideri che 12 anni prima alcuni pastori riferirono a Maria di un angelo che aveva detto loro che il bambino appena nato era il “Salvatore, che è il Messia, cioè Dio” e che Maria cercava di imprimere nella sua memoria quelle parole e di metterle insieme per capirne il senso. Eppure con Maria l’angelo Gabriele era stato chiaro sulla natura divina del bambino che avrebbe partorito e sulla sua eterna regalità, già annunciata nella promessa fatta al re David. Peraltro fu proprio lo stesso angelo ad avvertire anche Giuseppe che il bambino generato nel grembo della sua promessa sposa veniva dallo Spirito Santo e che avrebbe salvato il suo popolo dai suoi peccati. Entrambi sapevano dunque che quel bambino era il divino Re liberatore, generato miracolosamente dallo Spirito Santo nel grembo della giovane e vergine fanciulla Maria, che avrebbe salvato gli uomini dai loro peccati e regnato in eterno sul trono del suo antenato terreno David!
Non solo, ma quando Gesù aveva 8 giorni, lo portarono al tempio e un anziano di nome Simeone riconobbe che era il vivente adempimento della promessa fatta ad Abramo e annunciata dal profeta Isaia. Disse che era la Salvezza di Dio, la luce preparata per illuminare tutti gli uomini e la gloria di Israele! Il messaggio era chiaro. Eppure si meravigliarono! Evidentemente era difficile averne piena consapevolezza, specialmente se si considera che, come i più ritengono, Maria e Giuseppe avessero tra i 15 e i 20-22 anni al massimo.
Mi domando cosa Maria possa aver pensato e sentito quando Simeone, alzando l’asticella della tensione profetica del momento, previde che a causa di Gesù molti sarebbero andati in perdizione e molti altri si sarebbero salvati, che Gesù avrebbe trovato opposizione affinchè i pensieri di molti cuori fossero svelati e che questa sua vita così determinante per il destino di ogni uomo, sarebbe stata un segno di contraddizione, portando una grande sofferenza alla madre sua. Si consideri che per gli Ebrei del tempo la figura del Messia era quella di un Re glorioso, che sarebbe venuto trionfante a liberare il suo popolo dall’oppressore straniero e ad instaurare una pace globale, durature ed assoluta. Come avrebbe potuto essere segno di contraddizione tra i suoi e causare sofferenza! Il punto è che non era affatto ancora compreso che Isaia 53 ed il Salmo 2 parlassero di Lui! Del resto, né l’angelo Gabriele, né l’angelo apparso ai pastori avevano predetto queste cose a Maria o Giuseppe.
Tornando infine all’episodio avvenuto nel tempio quando Gesù aveva 12 anni, dopo il rimprovero del figlio, Luca scrive lapidario che i suoi genitori “non capirono le parole che egli aveva dette loro”.
Dunque, nei primi due capitoli del Vangelo secondo Luca possiamo scorgere una sequenza di reazioni che evidenzia le difficoltà di Maria e Giuseppe ad avere piena consapevolezza di quello che era loro successo: Maria rimase turbata all’annuncio dell’angelo e cercava di mettere insieme il senso delle parole dei pastori. Giuseppe e Maria rimasero meravigliati dalle parole di Simeone e per di più incapaci di capire quelle dette loro da Gesù nel tempio. Tornati poi a Nazaret, mentre il figlio cresceva sottomesso ai genitori, Maria continuava a custodire nel suo cuore tutte le parole dette in quei dodici anni, come se ancora ne cercasse il senso più profondo e al contempo non volesse perderne il ricordo e la ricchezza. Forse, frattanto, spaventata e pensierosa per quella spada che le avrebbe trafitto l’anima.
Eppure, quando circa 20 anni dopo Gesù era ormai nel pieno del suo ministero pubblico, i Vangeli registrano un episodio sconcertante, avvenuto in Galilea. Il Messia era entrato in una casa e si era radunata intorno a lui una così grande folla che i discepoli non potevano neppure mangiare ed era difficile perfino avvicinarsi a Gesù. Marco riporta che, i suoi parenti, udito ciò, vennero a prenderlo, perché dicevano, “E’ fuori di sé”. Giunsero sua madre e i suoi fratelli; e dalla folla, molti che gli erano più vicini, iniziarono a dirgli “Ecco, ci sono tua madre, e i tuoi fratelli e le tue sorelle là fuori che ti cercano”. Matteo e Luca precisano che volevano vederlo e parlargli. Marco dice che volevano prenderlo. Lo consideravano fuori di sé e volevano riportarlo a casa. Ma Gesù rispose alla folla, “Chi sono mia madre e i miei fratelli?” e girando lo sguardo su coloro gli stavano seduti intorno, disse, “Ecco mia madre e i miei fratelli! Chiunque avrà fatto la volontà di Dio, mi è fratello, sorella e madre”.
Che voleva dire? Che Maria, i suoi fratelli e le sue sorelle non stavano facendo la volontà di Dio? Marco precisa che erano mossi dal timore che fosse impazzito. Forse erano preoccupati per lui? Oppure temevano il disonore che ciò avrebbe portato alla loro famiglia? Non lo sappiamo. Sappiamo per certo che qualcos’altro prevalse su quello che almeno a Maria era noto per gli straordinari eventi occorsi.
Che lezione possiamo trarne per noi oggi? Appare umano e normale che di fronte al mistero divino che si adempie sotto i nostri occhi, tutti possiamo provare turbamento, meraviglia, stupore e smarrimento. Ma, da un lato gli affetti, la paura e la vergogna e, dall’altra, l’affanno e le preoccupazioni della vita quotidiana possono non solo oscurare il ricordo di rivelazioni divine avute, quanto perfino impedirci di capire le parole che il Figlio ci sta dicendo o quello che Dio sta facendo sotto i nostri occhi. E questo contribuisce a rendere più difficoltoso ed incerto il percorso che abbiamo davanti, se non altro perché rischiamo solo di intralciare l’opera dello Spirito Santo.
Dio sa sempre ciò che sta facendo. Se non stiamo in ansia, se non ci affanniamo né ci preoccupiamo di dove il Signore ci stia portando, di cosa stia facendo con i nostri cari, né perchè temporaneamente non lo “troviamo”, le Parole di Gesù e quelle dette su di lui resteranno in noi e:
– l’oggetto dei nostri pensieri saranno tutte le cose vere, oneste, giuste, pure, amabili, rispettabili, quelle in cui è qualche virtù e lode;
– queste cose potremo metterle in pratica, facendo la volontà di Dio;
– il Dio della pace sarà con noi e con la sua pace, che supera ogni intelligenza, custodirà i nostri cuori e i nostri pensieri in Gesù il Messia, mentre collaboriamo docilmente con lui per l’avanzata del suo Regno sulla terra.
Luca 2, 21-52