Agosto 28, 2020

Luca 4 – Lo Spirito del Signore è su di me

by Fondazione Cantonuovo in Regno di Dio, Salvezza, Teologia
In Isaia 59,20 Dio annunciò tramite il profeta Isaia che avrebbe inviato un salvatore, usando la parola ebraica ga’al, normalmente usata  per indicare un parente o un congiunto che assumesse ruolo specifico: quello di redentore.

Dalla Bibbia sappiamo infatti che il ga’al era colui che poteva riscattare dalla schiavitù uno dei suoi famigliari (Lev. 25:48). Era responsabile di assicurarsi che l’assassino di un membro della famiglia ricevesse la giusta punizione per l’omicidio commesso (Numeri 35:19). Era colui che come “parente più prossimo” aveva il potere di riscattare la proprietà venduta da un suo “fratello” (Levitico 25:25) ed era responsabile di portare avanti il ​​nome di famiglia sposando la cognata che fosse rimasta vedova, ma senza figli (Deuteronomio 25: 5-10).

Il ga’al era insomma il parente o il congiunto considerato il prossimo in famiglia che aveva il potere e la responsabilità di redimere persone, beni e posterità della famiglia stessa; restaurando ciò che era andato perduto, chi era stato fatto prigioniero o il nome non tramandato per morte, fino al punto di avere il diritto di essere il “vendicatore” del sangue di un suo famigliare ucciso con il potere di riscatto!

Il nostro Ga’al è Yeshua, il Messia. È nostro parente prossimo perché era sì vero Dio, ma al contempo vero uomo, come noi, come se non fosse Dio. È lui che ci ha riscattati dalla schiavitù del peccato riaprendoci le porte della famiglia di Dio; che ci ha vendicato dei torti subiti per opera del diavolo, l’omicida; che ci ha restaurati nella nostra eredità e benedice e custodisce il nome dei nostri discendenti nella fede in Dio e in lui. La promessa in Isaia 59:20 potrebbe essere così parafrasata: “Manderò il mio Messia, il Redentore di tutta l’umanità, Yeshua di Nazaret!”


A chi è inviato il Redentore? A coloro che si allontanano dalla trasgressione. Il Ga’al, infatti, si attivava solo per coloro che chiedevano il suo intervento, sapendo di aver bisogno di lui.

Il Ga’al del genere umano è il Messia promesso e la sua azione restauratrice è descritta in Isaia 61. Per essa, dice il profeta, il Messia è stato consacrato dallo Spirito di Yahuah che, “ungendolo” per lo scopo, come si faceva per i Re e i Sacerdoti, lo ha inviato a: (i) annunciare il regno di Dio ai poveri; (ii) guarire chi ha il cuore spezzato; (iii) liberare coloro che, nel grande conflitto tra il regno delle tenebre ed il regno di Dio, sono stati fatti prigionieri dal nemico e così esiliati dal loro destino; (iv) riportare la vista ai ciechi e (v) aprire il carcere a chi è imprigionato, cioè oppresso, fatto a pezzi dalla malattia e dal peccato.

Un sabato Yeshua si recò nella sinagoga di Nazareth. Gli fu dato da leggere dal rotolo del profeta Isaia le parole che oggi noi troviamo nel capitolo 61 di quel libro. Yeshua lo lesse. Poi si sedette e nel silenzioso imbarazzo generale dei presenti, disse che Isaia parlava di lui e che dunque egli era il Ga’al inviato da Dio per l’umanità, il Messia promesso, il Redentore. Così dicendo, affermò dunque che lo Spirito di Dio era su di lui e che lo aveva consacrato ed inviato per riscattare gli uomini dalla povertà, dall’afflizione, dalla prigionia, dall’esilio, dalla cecità, dalla malattia e dal peccato (Is. 61, 1-2) per la gloria di Yahuah (Is. 61,3). Che per mezzo di lui, Dio avrebbe fedelmente stabilito un patto eterno con il popolo che si era riportato a casa a caro prezzo (Is. 61,8). I suoi fedeli sarebbero stati sacerdoti di Yahuah, ministri di Dio (Is. 61, 6).

A Nazareth, quel sabato Yeshua annunciò l’inizio del grande Giubileo di Dio, l’anno di grazia, l’anno accettevole e di vendetta di Yahuah, durante il quale si sarebbero universalmente e pienamente manifestate nella storia del genere umano la misericordia, la giustizia, la grazia e la verità restauratrici dell’Altissimo, come già preannunciato in figura in Lev. 25.

Quel giorno, Yeshua alzò il sipario della storia. Era venuto il momento di sancire l’inizio della nuova era di riconciliazione con il Padre e con la vita per gli uomini prigionieri, afflitti, ciechi ed oppressi. Il Padre li avrebbe riaccettati nella sua famiglia, come giustificati, nonostante tutto. E proprio questa realtà avrebbe portato la realizzazione della vendetta del nostro Dio sul nemico infernale.


Ma i concittadini di Yeshua, oscurati dal tumulto interiore di ognuno dei presenti e al contempo collettivo, spinti da un odio inspiegabile, eccessivo, innaturale ed illogico, disprezzarono il loro ga’al al punto di volerlo uccidere. E quasi ci riuscirono.

Ti è mai capitato di disprezzare chi ti portava la consolazione, la liberazione, la rivelazione, la guarigione o il perdono a causa della vostra comune famigliarità? Sei mai passato da uno stato di vittima della vita a quello di persecutore di chi si è offerto di aiutarti, solo perché l’hai visto crescere accanto a te o nella tua stessa città o nel tuo stesso ambiente o nella tua stessa comunità cristiana?

Possa Dio illuminare le nostre menti per farci vedere la verità. Possa Dio guarire il nostro cuore per avere gratitudine e liberarci dall’egoismo e dalla giustizia personale che ci rendono schiavi del principe di questo mondo. Possa Dio toglierci dall’oppressione del peccato e dalla malattia che amareggiano la vita. Possa Dio restaurarci nel destino che ha disegnato per ciascuno di noi nell’eternità.


Viva Yeshua, il nostro Ga’al, il nostro redentore, il Messia di Dio!!

Luca 4:14-30