Ottobre 12, 2020

Luca 7 – La fede che salva

by Fondazione Cantonuovo in Regno di Dio, Salvezza, Teologia
Da soli non possiamo ottenere la salvezza dai nostri peccati. Siamo salvati per grazia quando riponiamo la nostra fiducia in Yeshua.

Gesù fu invitato dal fariseo Simone a mangiare a casa sua. Simone era un uomo religioso, pieno di disprezzo e superbia. Una donna, verosimilmente una nota prostituta della città, rischiando la propria vita, entrò nella sala del convivio cui Yeshua stava partecipando. Qui iniziò a rendere omaggio al Messia onorandolo con affetto amorevole, espresso con gesti di tenerezza, ungendolo con olio profumato in segno di profonda gratitudine e rispetto riverenziale.

Questa donna, disse Yeshua, amava molto perché aveva ricevuto il perdono dei suoi molti peccati. Spiegò questa verità con una parabola e poi disse apertamente al fariseo Simone che egli non poteva amare, perché poco gli era stato perdonato. Infine confermò alla donna che era stato per la sua fede che era stata salvata (dai suoi peccati) e la invitò quindi ad andare in pace.

Semplicissimo: se riponi la tua fiducia in Gesù soltanto, i tuoi peccati ti sono perdonati, sei salvato dalla conseguenza dei tuoi peccati e puoi andare in pace, capace finalmente di amare Dio e gli altri.

Al contrario, molti eminenti religiosi “cristiani” affermano che “Quanto più amerai, tanto più sarai perdonato”. Sono parole che suonano dolci e quasi ovvie. Basta amare e i tuoi peccati sono cancellati… sei salvato… hai pace…

La religione è un inganno colossale: cerca di far leva sui sentimenti per accaparrarsi favore e adepti (e i loro soldi); genera una corsa all’auto salvazione ed all’auto giustificazione facendo leva sulla giustizia personale; autorizza l’auto esaltazione perché incita a conquistarsi con le proprie forze il premio ambito del perdono dei peccati. In altre parole, dire ad una persona: “quanto più ami, tanto più sei perdonata”, equivale a dire che con i propri sforzi, motivati dal principio del do ut des, qualsiasi essere umano può conquistarsi il trofeo della pace che viene dal perdono dei peccati, dalla salvezza dall’inferno.

E’ chiaro a tutti che una tale impostazione prescinde dall’aver fiducia nel Signore Gesù.

Basta tenere il conto delle proprie buone azioni o dell’amore provato/espresso verso altri o della devozione (ipocrita) manifestata verso Dio per guadagnarsi il perdono di Dio stesso e la sua giustificazione. E’ come intraprendere un processo salvifico di auto purificazione che ha quasi un sapore orientale. Religione, eclettismo, ecumenismo, relativismo. Ormai tutto va bene, nel nome dell’amore tanto cosmico e universale quanto indefinito che incita al grande peccato. La superbia della vita prende forza tra le pieghe dell’umanesimo illuminato e al contempo accecato dai suoi stessi fumi infernali.

Alcuni pensano che questa presa di posizione è conforme al primo periodo del verso 47 del cap. 7 del vangelo secondo Luca, tradotto con, “Perciò ti dico: i suoi molti peccati le sono perdonati, perché/poiché/perciò ha molto amato”. Cioè, affermano costoro, che “sarebbe scritto” che il perdono di Dio sarebbe la conseguenza dell’agita capacità di amare dell’uomo.

Niente è più inconsistente e manipolatorio di siffatta malevola interpretazione! L’amore infatti è un frutto dello Spirito Santo che dimora nei credenti, cioè conseguenza espressa della nuova vita ricevuta nel Messia Yeshua. Non è certo la causa della nostra salvezza.

Infatti, la seconda parte dello stesso versetto dice: “ma colui a cui poco è perdonato, poco ama”, chiarendo inequivocabilmente che c’è chi ama poco perché ha ottenuto poco perdono. Cioè, l’amore dell’uomo è la conseguenza del perdono di Dio!

Peraltro, l’interpretazione sistematica del passo evangelico in esame non lascia scampo, laddove la parabola ai cui segue l’enunciazione del principio è chiarissima in tal senso: più è alto il debito rimesso, più il debitore amerà con gratitudine il  creditore che lo ha graziato.

Inoltre, la parole di Gesù di chiusura dell’episodio (Lc. 7,49) sono ancora più stringenti: è per la nostra fiducia fedele riposta nel Messia Yeshua che si riceve la salvezza e abbiamo pace, come scrisse Paolo in Rm. 5, 1: “Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore”.

La religione fa male a chi la offre e a chi la beve.

La verità, invece, libera chi la conosce. E la si conosce solo perseverando nella Parola del Messia e diventando suoi discepoli (Gv. 8, 31-32)!


Luca 7,11-17; 36-50