Gesù dice di essere venuto ad accendere un fuoco sulla terra, a portare la divisione, non la pace. Ci invita quindi a giudicare noi stessi secondo la giustizia di Dio, per liberarci dall’avversario prima di essere ritenuti meritevoli della prigione eterna.
Che parole pesanti, piene di responsabilità e speranza!
Alcuni hanno ritenuto che il fuoco sia una metafora dello Spirito Santo che Gesù è venuto a portare sulla terra; altri che indichi la passione per la buona notizia del regno dei cieli, accesa nel cuore di chi accogli il Messia; altri ancora che significhi la scintilla della vita eterna che Yeshua ha offerto agli uomini che è stata accesa dalla sua morte e risurrezione; pochi infine, ritengono che il fuoco simboleggi il giudizio di Dio sul mondo corrotto dal peccato, iniziato dalla morte del Messia.
In verità, la prima venuta del Messia ha acceso il conflitto tra il regno dei cieli e il regno delle tenebre nel cuore di ciascun uomo. Da allora in poi ognuno ha dovuto schierarsi. Del resto, Simeone l’aveva anche predetto, quando disse a Maria che il bambino era stato posto a caduta e rialzamento di molti in Israele, come segno di contraddizione, affinché i pensieri di molti cuori fossero svelati.
Yeshua ha portato nella coscienza delle persone il bisogno di scegliere tra essere con lui o contro di lui. Tutti coloro che lo accolgono iniziano a vivere diversamente da prima e dagli altri, come se fossero diventati estranei a questo mondo -separati da chi ancora gli appartiene- e saranno in eterno con Dio. Ma gli altri no, perché il fuoco del giudizio è già acceso e vi finiranno dentro.
Ecco che ha senso quando dice, “Io non sono venuto a portare pace sulla terra, ma piuttosto la divisione”, specialmente nelle famiglie.
Ecco il senso delle parole del Santo, quando dice: “Non sapete riconoscere questo tempo?” Quale tempo? Il tempo in cui è iniziato il conflitto cosmico; il tempo in cui viene lo Spirito Santo e si attiva nel cuore degli uomini con la passione per il regno di Dio; il tempo in cui la vita eterna è data a chiunque si schiera con il Messia, morto e risorto per rilasciarla sugli uomini di buona volontà. Il tempo in cui è iniziato il giudizio e occorre liberarsi dell’avversario per non finire in prigione.
Quel momento fu ed è, da allora in avanti, l’imbuto temporale di tutta la storia dell’umanità.
Il fuoco scese sui discepoli a Pentecoste insieme allo Spirito Santo. Essi iniziarono a essere zelanti per il regno di Dio. Questa passione si accese in loro e non poterono più rimanere confinati alla vita che avevano prima, ma necessariamente dovevano ora portare la buona notizia del regno dei cieli a tutte le nazioni. Questo fu sicuramente un fuoco che fu acceso e che continua ad ardere nel cuore dei discepoli di oggi.
Ma a loro, insieme al fuoco della passione per la verità, fu dato anche un fuoco capace di distruggere le opere del diavolo, di accendere la coscienza di ognuno e di attivare in ciascuno il bisogno di scegliere. Per questo i primi discepoli divennero -e con loro anche noi che crediamo siamo divenuti- profumo di vita per la vita e profumo di morte per la morte. E’, cioè, l’azione dello Spirito Santo attraverso di noi e la nostra vita che fa sì che le persone inizino a sentire sia disagio nella loro coscienza, sia che le macchinazioni diaboliche che le costringevano a vivere lontane da Dio possono essere bruciate. Sono richiamati continuamente dallo Spirito Santo per convincerli di peccato, di giustizia e di giudizio, affinché possano scegliere il regno dei Dio e seguire Yeshua, piuttosto che rimanere schierati con il nemico infernale, anche semplicemente non scegliendo di stare con Yeshua.
La ribellione e il peccato messo in evidenza dalla santa legge di Dio può portare un essere umano o all’autogiustificazione fondata sulla giustizia personale, che diventa il suo avversario per condurlo alla condanna; oppure può attivare un sano giudizio su noi stessi fondato sul timore di Dio, che porta al pentimento e alla vita eterna.
E il fuoco dal cielo che è in noi brucia le opere del diavolo per la liberazione dei prigionieri e degli oppressi.
Yeshua disse di essere angosciato fino a che non avesse portato a termine il suo incarico: aprire la via allo Spirito di Dio che viene a dimorare nell’uomo, accendere la passione per la gloria di Dio nel cuore dei discepoli, innescare con la sua morte il rilascio della vita eterna negli esseri umani e accendere il fuoco del giudizio contro il peccato e la ribellione.
Dunque, secondo le varie e tutte utili interpretazioni di queste parole del Messia, il fuoco può indicare non solo la passione per il Signore e il suo regno o la gloria della sua vita santa in noi, ma può anche essere un simbolo di distruzione.
Quest’ultima prospettiva, per quanto minoritaria e tutta ebreo messianica, propone una congruenza logico-sistematica del testo di Luca 12, 49-59 che non contraddice le interpretazioni maggioritarie, ma semmai ne arricchisce il senso, riconciliando passi apparentemente rimasti incongruenti.
Con una ricomposizione testuale, è come se Yeshua avesse detto “Sono venuto ad accendere il fuoco della passione per il mio regno e a rilasciare la vita eterna negli uomini che mi accolgono. Sono venuto anche ad accendere il fuoco del giudizio sulla terra e della distruzione delle opere del diavolo. Devo immergere la terra nel fuoco del giudizio contro il peccato e la ribellione. In realtà, la terra sta già bruciando perché ho già iniziato a seminare il seme del giudizio finale che un giorno ci sarà. E come potrei volere che fosse già tutto finito e che la terra fosse già tutta bruciata? Come potrei desiderare di vedere quel giorno, quando gli uomini non avranno più tempo per accettarmi? E finché il giudizio non è completato, com’è difficile per me! Come sono angosciato che mentre alcuni decidono di diventare miei discepoli altri respingono i miei inviti messianici!”.
Mi faccio questa domanda e la propongo anche a chi ha letto questo mio breve scritto “Perché non giudichiamo da noi stessi ciò che è giusto?”.
Per questo, nel nome di Gesù, chiediamo al Padre che lo Spirito Santo ci ispiri ogni giorno circa cosa decidere e come agire secondo la giustizia di Dio. Amen!