Gennaio 12, 2026

La vittoria del Re della Gloria

by Fondazione Cantonuovo in Attualità, Regno di Dio

Il trionfo cosmico di Gesù: significato e conseguenze

Introduzione

Il tema della vittoria di Gesù Cristo è centrale nella vita cristiana. Non è solo un concetto teologico, ma un trionfo in un vero conflitto cosmico contro potenze spirituali nemiche di Dio e degli uomini.

Vari passaggi biblici, tra cui il Salmo 68 e brani tratti da Efesini e Colossesi, narrano come dopo il suo trionfo su “principati e potestà” per mezzo della croce, ascendendo al cielo e sedendosi sul trono, Gesù Cristo ha fatto pubblico spettacolo di loro, degli esseri spirituali vinti e umiliati.

Questo testo si concentra sull’idea di un conflitto cosmico in cui Gesù è il Re vincitore e il liberatore che equipaggia i credenti per continuare la sua missione di liberazione dai poteri delle tenebre in un contesto di guerra spirituale, con un focus particolare sul significato geografico e teologico del “monte Bashan” e di Cesarea di Filippo.

La vittoria cosmica di Gesù Cristo: dal Salmo 68 al trionfo sulle potenze

Spesso, quando leggiamo le Scritture, ci concentriamo sui nostri piccoli problemi quotidiani, dimenticando il vastissimo conflitto cosmico in cui siamo immersi.

Una lettura attenta di passaggi fondamentali ci rivela che Gesù è il Re vittorioso in una guerra spirituale contro le potenze che si sono ribellate a Dio.

Prendiamo ad esempio il Salmo 68. Questo salmo celebra una vittoria. In esso, Dio si leva, i suoi nemici si disperdono e gli empi periscono come cera al fuoco.

Questo è un inno al Signore, un eroe di guerra.

 L’ascensione e i prigionieri di guerra

Il significato profondo del Salmo 68 risplende quando lo leggiamo attraverso la lente del Nuovo Testamento.

Il salmista esorta: “Cantate a Dio, celebrate il suo nome. Aprite la strada a colui che cavalca le nubi. Rallegratevi davanti a lui, perché il suo nome è il Signore!”. Il Salmo continua descrivendo come Dio liberi i prigionieri e dia loro prosperità.

Ma è il versetto 18a che ci offre la chiave di lettura: “Sei asceso in alto, hai condotto prigionieri”. L’apostolo Paolo riprende poi questa profezia in Efesini 4,8 dicendo: “Perciò è detto: salendo in alto, ha portato con sé dei prigionieri e ha dato doni agli uomini”.

Chi è Colui che è asceso? È lo stesso che “è disceso nelle parti più basse della terra”. E cosa ha fatto dopo essere asceso? Ha fatto un corteo dei prigionieri vinti.

Il corteo trionfale di Gesù Cristo

Questo corteo trionfale non è una metafora leggera. Era prassi comune nell’antichità che un re vittorioso conducesse pubblicamente i prigionieri di guerra in catene, esibendo coloro che aveva sconfitto, per mostrare il suo trionfo.

Cristo ha fatto esattamente questo con le potenze spirituali. Come leggiamo in Colossesi 2:15, Dio “ha disarmato e pubblicamente esposto i principati e le potestà e ha trionfato su di essi in Cristo”.

Egli ha rivelato pubblicamente chi sono e ha trionfato su di loro. Questo è un trionfo sul nemico che ci teneva in prigione, il vincitore sui nostri aguzzini.

 I monti della ribellione

Per comprendere la portata di questo trionfo, dobbiamo identificare il nemico. Per comprendere la strategia del Re, dobbiamo guardare la mappa del campo di battaglia: il Monte Bashan e il Monte Hermon, luoghi storici della ribellione degli angeli “Vigilanti”.

I principati e le potestà

I nemici sono chiamati “principati e potestà”.

Si tratta di spiriti ribelli che hanno causato gravi danni all’umanità. Il Salmo 68 colloca queste entità nel “monte di Bashan”. Questo luogo si contrappone come un rivale al Sinai, il “monte di Dio”.

Bashan si trova geograficamente nel nord-est di Israele. In questo territorio Dio inviò Mosè e Giosuè per iniziare la loro opera di conquista. La regione era allora popolata da gruppi etnici riconducibili ai “giganti” citati in Genesi 6.

Al tempo di Gesù, in quest’area si intrecciavano numerose religioni del mondo antico, come quella cananea, greca e romana. Vi venivano adorati dei come Zeus e Baal. Proprio in questo luogo si riteneva che si trovassero le “porte del regno dei morti”, ovvero l’Ade.

 Il Monte Hermon e gli angeli ribelli

Non solo, il Monte Hermon, che si trova nella regione di Bashan, è cruciale.

Secondo alcuni testi di letteratura ebraica intertestamentaria, gli angeli ribelli scesero proprio sul Monte Hermon. Questi esseri sono chiamati anche “Vigilanti” o “Figli del Cielo”. I testi raccontano che lì fecero un giuramento di complicità per ribellarsi all’ordine divino. Il loro intento specifico era unirsi alle figlie degli uomini per generare figli ibridi.

Questi sono gli esseri spirituali che in Efesini 6:12 Paolo chiama “principati, potenze, dominatori di questo mondo di tenebre, spiriti della malvagità che sono nella dimensione spirituale”. A costoro e al territorio di Bashan si riferisce verosimilmente Paolo quando in Ef. 4 cita il Salmo 68.

Cesarea di Filippo: la dichiarazione di guerra

Ai piedi di questo monte si trovava Cesarea di Filippo, oggi Banias, antico centro di culto cananeo, in età ellenistica chiamata Paneas (o Panias) in onore del Dio Pan-Zeus.

Il sito era un importante centro di culto pagano. Vi sorgevano templi dedicati in varie età a Baal, Pan, Zeus e alle ninfe. Il complesso fu costruito vicino a una sorgente naturale che alimenta il fiume Giordano, proprio ai piedi dell’Hermon, in Bashan. Accanto alla sorgente si trova ancora oggi un’enorme grotta, anticamente chiamata la “Porta dell’Ade”.

Fu davanti alla porta degli inferi che Gesù si rivolse ai suoi discepoli chiedendo: “Voi, chi dite che io sia?”.

Pietro rispose: “Tu sei il Cristo” (che in ebraico vuol dire Messia, cioè il Re, l’Unto), “il Figlio del Dio vivente”.

Gesù ha scelto deliberatamente Cesarea di Filippo, ai piedi di questa “roccia” di ribellione, per dichiarare che le “porte degli inferi” non avrebbero resistito alla Sua avanzata e dei suoi fedeli.

Fu appunto in quel luogo simbolico che Gesù dichiarò: “Su questa roccia edificherò la mia assemblea e le porte degli inferi non potranno resisterle”.

Geograficamente parlando, la “roccia” menzionata da Gesù è l’imponente massiccio del Monte Hermon. Si tratta del monte più alto della regione, ai cui piedi si svolgeva la scena. Con ogni probabilità, è lo stesso monte su cui Gesù salì sei giorni dopo per trasfigurarsi davanti ai discepoli.

È qui che Gesù, davanti al portale degli inferi e probabilmente anche letteralmente sul “monte di Bashan” del Salmo 68, supposta base dell’antica ribellione, dichiarò guerra alle forze delle tenebre, fondò la sua chiesa alla quale le forze delle tenebre non avrebbero potuto resistere.

La traduzione corretta di Matteo 16,18 non indica che la Chiesa debba faticare per difendersi nel sostenere l’attacco del male. Nel testo originario greco, la parola “contro” non esiste. Al contrario, il brano dichiara che sono i demoni a non poter resistere all’avanzata dei fedeli di Dio.

 Il trionfo della croce

Il conflitto raggiunse il suo culmine sulla croce.

 I tori di Bashan

Leggendo il Salmo 22, che descrive la sofferenza di Gesù, troviamo: “Mi hanno circondato molti giovenchi; i tori di Bashan mi hanno assediato”.

Chi erano questi “tori di Bashan” che avevano aperto la loro gola contro Gesù per deriderlo? Non erano solo nemici umani, ma le potenze spirituali del “dragone/serpente” (significato ugaritico di Bashan) che tentarono di annientarlo. Erano gli spiriti ribelli, identificati in quel territorio di antichi fasti maligni.

Nel vecchio testamento i tori sono biblicamente associati al culto cananeo di Baal. Inoltre, studiosi hanno chiarito che nell’antica lingua ugaritica ed altre, Bashan vuol dire “dragone/serpente”.

I tori di Bashan sono dunque le potenze spirituali del dragone, il serpente, il re del regno dei morti che tentarono di annientare Gesù sulla croce.

Ma, come dice Paolo in 1 Corinzi 2,8 i “principi di questo mondo” non conoscevano la sapienza divina. Se avessero saputo che uccidendo il Signore della Gloria avrebbero firmato la loro condanna a morte, non l’avrebbero crocifisso. Sono stati sconfitti sulla croce.

 La predicazione agli spiriti in prigione

E poi, una volta morto, cosa fece Gesù?

Secondo 1 Pietro 3:18-20, Gesù fu messo a morte nella carne ma vivificato nello Spirito e in esso andò a predicare agli spiriti in prigione.

Questa non fu una missione di salvataggio per i giusti del Vecchio Testamento; fu un annuncio di sconfitta agli spiriti imprigionati, legati dai tempi del Diluvio. I figli di Dio ribelli di Genesi 6.

Egli andò ad annunciare loro: “Avete perso. Il regno dei morti non può trattenermi. Io risorgo e sconfiggo la morte. Chiunque crederà in me non potrà mai essere trattenuto dal re dei morti nel suo regno perché anche se muore, come faccio io, vivrà!”.

L’assemblea del Re e la missione di liberazione

Il nostro Re ha vinto e ci ha stabiliti come la sua assemblea per continuare la sua missione di liberatore delle nazioni ancora sotto il dominio del maligno.

Chi presta fedeltà a Gesù viene salvato dalla morte. In questo modo, coloro che sono sotto il potere del diavolo, che ha il potere della morte, possono essere trasferiti dal regno dei morti nel regno del Figlio di Dio. Grazie a questo passaggio, il diavolo resta senza sudditi, mentre il regno dei cieli si popola di uomini.

 L’indemoniato di Gerasa: un esempio di conquista

Questo conflitto è evidente in alcuni eventi narrati nei vangeli. Quando Gesù si diresse verso la Decapoli, terra non ebraica, di cultura greca e romana, come Bashan, si scatenò una violenta tempesta.

Il mare è un simbolo di caos e dimora dei demoni. La tempesta era un tentativo delle potenze del male di impedire a Gesù di entrare in quel territorio pagano.

Quando Gesù calmò gli elementi e arrivò a riva, il nemico inviò immediatamente il suo “agente migliore” sul territorio: l’indemoniato di Gerasa.

Ma avviene qualcosa di impensabile. L’indemoniato gli corre incontro, si prostra ai suoi piedi e urlando lo chiama “Gesù, Figlio del Dio Altissimo”.

Quando questo titolo divino viene usato, lo scenario biblico è il conflitto tra Yahweh, il Dio Altissimo e gli spiriti dominatori delle nazioni, in territorio pagano. Riconoscono la Sua supremazia rispetto a loro.

Il loro grido era: “Perché sei venuto a tormentarci?” lasciando capire che sapevano di aver perso potere su quel territorio perché il Figlio dell’Altissimo era giunto.

 Il primo missionario della Decapoli

Dopo la liberazione di quell’uomo, Gesù gli chiese di annunciare ciò che gli era accaduto. Costui divenne l’agente di cambiamento per quella terra e per i suoi connazionali.

Quando infatti tempo dopo Gesù tornò nella regione della Decapoli, lo cercavano tutti per essere guariti.

Questo è il modello che Gesù ha stabilito: entrare in territorio nemico, liberare i prigionieri, equipaggiarli come agenti di cambiamento. E ora questo modello è affidato a noi.

Noi siamo il carro armato spirituale

In quest’ottica militare, la Chiesa non è una struttura statica, ma la “testa d’ariete” spirituale e un “rullo compressore”.

E’ inviata per sfondare le porte antiche che sono chiuse e liberare i popoli che sono prigionieri in territorio nemico.

Siamo cittadini del Regno di Dio, liberati dal potere del male e della morte, inviati a portare la buona notizia della vittoria di Gesù Cristo e dell’instaurazione del suo Regno per chiunque lo voglia.

Quando avanziamo siamo come un rullo compressore e i demoni non possono resistere. Proprio come a Cesarea di Filippo Gesù disse che sarebbe andata.

 La proclamazione del Re della gloria

Ovunque andiamo, sia nelle nostre famiglie, nei luoghi di lavoro o nelle nazioni, possiamo fedelmente e con fiducia annunciare con il cuore: “Apritevi, porte antiche, alzatevi! Entri il Re della Gloria!”.

E quando le porte antiche dei cuori più duri, delle situazioni più depravate, delle famiglie in rovina e delle nazioni dedicate agli dèi chiederanno: “Chi è questo Re della Gloria?”. Noi potremo rispondere: “Il Signore, forte e potente in battaglia è il Re della Gloria!”.

La missione continua

La nostra missione è portare la libertà a coloro che sono ancora prigionieri. Questa è la missione di Gesù Cristo che a noi è stata affidata sotto la guida dello Spirito Santo.

Maurizio Tiezzi