In questo tempo di profonda oscurità, dove il male e la violenza sembrano dilagare sotto i nostri occhi, molti cuori sono turbati e si interrogano sulla radice di tale ferocia. Tuttavia, come studiosi della Parola e figli dell’Altissimo, possiamo affrontare le sfide future non solo guardando all’opera di Dio in noi, ma comprendendo con lucidità lo scenario spirituale globale.
La crisi che viviamo non è un semplice susseguirsi di conflitti umani, ma la manifestazione di una “geografia cosmica” in cui nazioni e territori sono il campo di battaglia tra il Creatore e le potenze spirituali ribelli che influenzano gli esseri umani spesso perversi o distratti o confusi.
Per decifrare ciò che sta accadendo, possiamo recuperare il mondo soprannaturale della Bibbia, senza limitarci a una lettura solo psicologica o sociologica. Come afferma il noto studioso Michael Heiser, “il mondo è diviso secondo una giurisdizione spirituale: dopo Babele, quando Dio separò le nazioni, le assegnò a esseri spirituali (Dt. 32,8) che però si insuperbirono e chiesero adorazione agli uomini, che accettarono”. Questa può essere una chiave di volta per comprendere la c.d. geopolitica dello spirito, secondo la quale il diavolo e le sue schiere hanno potere sui popoli e cercano canali umani attraverso i quali realizzare la loro opera di distruzione e dominio.
1. La giurisdizione degli “dei” e il limite divino
Recuperare la prospettiva biblica significa riconoscere che gli “dei delle nazioni” sono i principati e le potestà reali che governano nell’ombra e di cui l’Apostolo Paolo parla in Efesini 6 a proposito di battaglia spirituale. Sono chiamate i principati, le potenze, i dominatori di questo mondo di tenebre, le forze spirituali della malvagità che sono nella dimensione spirituale, celeste. Queste entità non sono paritarie all’Altissimo, ma operano entro un “limite che Dio ha stabilito”. Infatti, sebbene sorgano re umani potenti e carichi di nefandezza, la Scrittura ci assicura che essi saranno infine “calpestati come la pula del grano” e che i loro “dei” saranno “destituiti e gettati nella morte eterna” dall’unico vero Dio.
Inoltre, nel nostro ambito terreno possiamo vedere la tendenza arrogante di molti all’auto-divinizzazione, in contrapposizione all’umiltà dei credenti che saranno “glorificati” nella risurrezione per la loro unione con Gesù Cristo, come hanno sottolineato molti recenti studi accademici (come quelli di Michael Heiser e N.T. Wright).
Il conflitto non è dunque solo politico, ma riflette una tensione sia spirituale tra gli “dei” delle nazioni e Dio, che ontologica tra chi cerca di scalare il cielo e chi sarà elevato per grazia per essersi abbassato.
2. I due volti del potere: il principe e il cherubino
Il capitolo 28 del libro di Ezechiele ci offre una rivelazione sconcertante attraverso il caso di Tiro, una potenza economica e marittima dell’epoca. Il testo distingue chiaramente due soggetti: il “principe di Tiro”, un uomo in carne ed ossa che nel suo cuore dice «Io sono un dio» e il “re di Tiro”, un essere spirituale, un cherubino che era nell’Eden e che si è ribellato a Dio e che la maggior parte degli studiosi concordano nell’identificare con il serpente di Genesi 3 e l’essere superbo di Isaia 14; cioè satana, il diavolo.
Qui emerge una verità profonda che è uno scenario inquietante: in genere tutti gli esseri umani possono essere influenzati, da principati, potenze delle tenebre, esseri spirituali nemici dell’Altissimo e del genere umano. E le persone che, consapevolmente o meno, si mettono al servizio del “male”, possono canalizzare il volere e la potenza degli esseri maligni che servono fino a determinare il corso delle famiglie, della società e delle nazioni.
Questa non sembra affatto una semplice metafora poetica, ma la rivelazione di “due livelli dimensionali chiaramente distinguibili, seppur sinergicamente sovrapposti”. Questi esseri operano in una dimensione spirituale che non è lontana, ma intrecciata alla nostra.
E’ indubbio che gli esseri spirituali e le istituzioni umane (sociali, politiche, religiose o economiche che siano) sono connessi in modo tale che le azioni degli uni riflettono l’influenza degli altri. In questo senso, gli uomini malvagi, o distratti o confusi diventano come degli strumenti che subiscono l’influsso delle entità angeliche maligne che per l’adesione degli uomini, ne manovrano la volontà e ne determinano l’impatto sociale per il male.
Questa condizione non è un destino fatale, ma può nascere dalla superbia dell’uomo che, per esempio, desiderando farsi dio, apre “finestre immense” al soprannaturale oscuro, all’occulto. E’ il caso di chi consapevolmente si arruola nell’esercito satanico come agente diabolico. Oppure per esempio nasce dalla distrazione di molti esseri umani che, a maggior ragione se hanno responsabilità di guida tra i popoli, possono grandemente condizionare la vita di nazioni intere. O ancora può nascere dall’illusione superba del potere spirituale di molti altri che hanno un qualche ruolo di riferimento: offuscati, possono manipolare la vita degli altri, in molti casi anche di masse internazionali. In qualsiasi modo, i dominatori delle tenebre cercano di scimmiottare tragicamente l’inabitazione dello Spirito Santo negli uomini che possono finire per prestare le proprie membra alla volontà delle potenze delle tenebre e diventare uno strumento attraverso cui questi esseri seminano distruzione, perversione e morte.
Per questo abbiamo la grande responsabilità di mettere la nostra vita al servizio di Dio, non restare passivi e fare la volontà del Padre sulla terra. Grande è infatti l’impatto dell’esser umano, poichè porta l’immagine del creatore. E a maggior ragione siamo chiamati, prima di ogni altra cosa, a fare suppliche, preghiere, intercessioni e ringraziamenti “per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che sono costituiti in autorità, affinché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dedicata a Dio e degna di rispetto” (1 Tim. 2,1-2).
3. La geopolitica spirituale in Daniele
Questa realtà è confermata anche nel libro di Daniele. Al capitolo 10, l’angelo inviato da Dio spiega di essere stato ostacolato dal “re di Persia”. Dice anche che continuerà a combattere con il “re di Persia” e che poi verrà anche “principe di Grecia”. È evidente che non si trattava di sovrani umani, ma di spiriti che governavano quelle regioni.
Come evidenzia Derek Prince, “la battaglia di angeli fedeli a Dio contro gli esseri spirituali a capo del regno di Persia e di Grecia dimostra che il vero conflitto avviene nella dimensione spirituale e influenza direttamente la vita sulla terra“. Il credente può dunque guardare alle notizie del mondo con occhi nuovi, scorgendo le ombre di questi principati dietro molte delle decisioni degli uomini.
4. La menzogna dell’auto-divinizzazione in contrasto con l’incarnazione
La superbia si manifesta nel tentativo dell’uomo di farsi Dio. Questa è la “bestemmia” identificata dall’apostolo Giovanni: la promozione dell’auto divinizzazione dell’uomo in opposizione all’incarnazione di Dio.
Gli “anticristi” non sono solo coloro che negano genericamente Gesù, ma coloro che rigettano la verità di Dio fattosi uomo per sponsorizzare l’illusione che l’uomo possa scalare il cielo con le proprie forze, il proprio denaro e il proprio successo.
Come suggerirebbe N.T. Wright, la vera speranza non è l’uomo che si fa dio, ma Dio che entra nella dimensione terrena per restaurare l’umanità decaduta.
Mentre il credente è inabitato dallo Spirito Santo per collaborare con il Padre per fare il bene, gli spiriti malvagi scimmiottano questa unione cercando persone da influenzare e manovrare per fare il male. Quando l’uomo rifiuta l’umiltà dell’incarnazione, si consegna alla manipolazione delle potenze che odiano l’immagine di Dio che gli uomini portano.
5. La “fede di Gesù”: il fondamento della nostra sicurezza
In questo scenario di “nefandezza e violenza senza veli”, la nostra ancora di salvezza non risiede nella nostra forza, ma nella fedeltà di Gesù Cristo. Una lettura attenta di Galati 2:20 ci suggerisce che non viviamo semplicemente “nella fede in lui”, ma “a causa della sua fedeltà”. È la fedeltà di Colui che ha dato se stesso per noi a sostenerci nella nostra debolezza. N.T. Wright conferma che è questa fedeltà di Gesù a renderci giusti.
Grazie a questa fedeltà, ci è stata conferita l'”exusia” (autorità), che non è una potenza magica a noi intrinseca, ma il potere conferito da Dio di diventare Suoi figli in mezzo al caos e operare nel Suo nome. Come insegnava il Dr. Myles Munroe, “il Regno di Dio non è una religione, ma un governo; e l’autorità del cittadino del Regno deriva dalla sua sottomissione al Re”. Questa autorità è ciò che ci permette di stare in piedi mentre il caos imperversa e di portare l’ordine di Dio secondo la sua sapienza quando il disordine prende il sopravvento.
6. Il mandato: un nuovo esodo come strumento di grazia
Qual è dunque il nostro ruolo in questa geografia del caos? Siamo chiamati a essere amministratori della grazia per tutti i popoli, consapevoli dell’autorità e della potenza che Dio ci ha dato. Il momento presente è paragonabile a un nuovo esodo, dove i fedeli discepoli di Gesù agiscono come ambasciatori del regno di Dio, dotati di potenza spirituale divina per strappare gli esseri umani all’influenza delle potenze delle tenebre. Gesù ha infatti ci ha lasciato detto di “fare suoi discepoli tutti i popoli”.
Proprio come Mosè alzò il bastone contro la potenza del Faraone e degli “dei dell’Egitto”, noi possiamo invocare la potenza di Dio nelle nostre famiglie, nei nostri luoghi di lavoro e dovunque ci troviamo. La nostra battaglia non è contro altri esseri umani, ma contro gli esseri spirituali che governano il mondo. Per combatterli indossiamo l’armatura di Dio — verità, giustizia, zelo, fedeltà, salvezza e la Parola di Dio— sottraendo territorio alle tenebre eseguendo il mandato che Gesù ci ha dato. L’armatura non è infatti solo per la “salvezza privata”, ma è l’equipaggiamento divino che noi condividiamo per reclamare il territorio perduto.
Ogni nostra casa e dovunque siamo è come un avamposto del Regno, dove siamo chiamati a fare spazio all’umanità in cammino verso la nuova creazione. Come suggerisce lo studioso John Walton, siamo chiamati a riportare l’ordine funzionale di Dio nella creazione. Ogni spazio dove l’autorità di Gesù viene esercitata sfida il caos del “mare” spirituale. Non dobbiamo temere, perché sebbene il mare rappresenti biblicamente il caos e la morte, il nostro Dio ha già aperto la strada attraverso di esso.
Conclusione: l’attesa del bene
Sebbene l’ora sia tarda e molti anticristi siano già apparsi nel mondo, noi discepoli di Gesù possediamo l’unzione che ci dà conoscenza. La nostra vittoria consiste nel rimanere saldi e mostrare che Gesù è l’unico vero Dio, offrendo agli uomini ancora indecisi la possibilità di scegliere la Vita prima che il tempo si compia.
Non perdiamoci d’animo.
Anche nelle prove più dure, la speranza, che è l’attesa fedele del bene da Dio, non viene mai meno, perché ci è stato dato lo Spirito Santo che ha sparso nei nostri cuori il suo amore, garanzia della gloria futura.
Rinforzate le braccia indebolite e rinfrancate le ginocchia cadenti: il Re è venuto, il suo regno è già qui. Ma non ancora. Il Re tornerà per instaurarlo definitivamente. E non avrà mai fine.
Maurizio Tiezzi