Gennaio 4, 2026

Questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato

by Fondazione Cantonuovo in Testimonianze

Sono sempre stato così: da bambino avevo dentro una curiosità innata, una spinta a esplorare, a capire, a toccare con mano il mondo. E insieme alla curiosità c’era anche una specie di coraggio istintivo: quello che ti fa dire “andiamo” quando non sai bene cosa ci sarà dopo. Mi piaceva l’avventura, mi piaceva esplorare l’ignoto. E forse, già allora, senza saperlo, stavo inseguendo qualcosa che non era solo un luogo sulla mappa…

La mia formazione giovanile è stata nel cattolicesimo. Ho respirato quell’ambiente, ne ho imparato il linguaggio, le abitudini, le preghiere. Ho avuto anche momenti sinceri, momenti in cui sentivo che c’era una presenza, che Dio non era solo un’idea. Ma crescendo, è arrivata una frattura: dentro di me si accumulavano domande a cui non trovavo risposte. Non parlo di dubbi superficiali, ma di un vuoto reale, di un senso di incompiutezza. Guardavo la religione che conoscevo e pensavo: “È tutto qui?” Non riuscivo più a nutrirmi di ciò che prima mi sembrava sufficiente.

Così, intorno ai vent’anni, in seguito a una crisi personale, ho abbandonato. E ho iniziato a esplorare altro: religioni diverse, filosofie, spiritualità, culti, pratiche new age. Avevo fame di verità. Volevo capire cosa fosse davvero la vita, cosa ci fosse dietro l’invisibile. E la mia natura avventurosa ha fatto il resto: ho iniziato a viaggiare, tanto. Decine di paesi, nel mondo, a partire da quando ero poco più che ventenne. Viaggiavo per vedere, ma anche per cercare. Ogni luogo nuovo sembrava promettere un pezzo di risposta. Ogni tradizione spirituale mi sembrava dire: “Forse è qui.” Ma non era mai una risposta convincente e la mia vita, un po’ alla volta divenne, in realtà, sempre più insipida e vuota…

In uno dei miei numerosi viaggi in un paese dell’America Latina, però, entrai in un territorio che non immaginavo potesse essere così reale e così pericoloso: caddi vittima di voodoo. All’inizio non capivo: era come se qualcosa mi fosse scivolato addosso, come un’ombra. Poi la mia vita ha cominciato a sgretolarsi. Mi sono ammalato. E, cosa ancora più terribile, ho iniziato a perdere il senso della realtà. Non era solo tristezza o confusione: era come se la mia mente e il mio cuore non fossero più “miei”. Come se qualcuno avesse accesso ai miei pensieri, alle mie emozioni, alla mia pace.

E invece di correre verso la luce, ho fatto l’unica cosa che mi sembrava possibile: per cercare di proteggermi e stare meglio ho iniziato a studiare e praticare le stesse tecniche voodoo. È una delle cose che oggi guardo con lucidità e mi fa impressione. Ma in quel momento ero disperato: volevo solo smettere di soffrire, volevo riprendere fiato. E in effetti, per un po’, sembrava funzionare: miglioramenti temporanei, piccole tregue. Ma poi ricadevo sempre più in basso. Era un’altalena che diventava sempre più ripida: ogni “soluzione” apriva una porta peggiore.

Un giorno, mentre ero di nuovo in Sudamerica, mi trovai al cospetto di un’enorme statua di Gesù, che si trovava su un promontorio in riva al mare. Non so spiegare bene perché, ma fu come se in quell’istante cadessero tutte le mie resistenze. Non avevo più teorie, non avevo più “alternative”, non avevo più il mio orgoglio da esploratore spirituale. E gridai a Lui, con una sincerità viscerale: “Salvami, altrimenti morirò.” Non era una preghiera elegante. Era un grido!

Passarono alcuni mesi. E successe qualcosa di inatteso: ricevetti un’offerta di lavoro per trasferirmi in un’altra città, a Siena. Accettai immediatamente, senza esitare. Avevo bisogno di cambiare aria, di cambiare vita, di allontanarmi da quel baratro. A Siena, nel nuovo lavoro, incontrai una collega che mi sembrava piuttosto “particolare”, emanava qualcosa di diverso. Non so per quale motivo, ma decisi di confidarle i miei problemi. Oggi penso che non fu casuale: era come se una mano invisibile stesse preparando un sentiero.

Lei mi invitò ad andare a un incontro di preghiera, un sabato sera, in una chiesa di Siena. Io, che ero stato “ovunque” spiritualmente e che avevo provato così tante cose, non ero nemmeno certo di volerci andare. E infatti, incredibilmente, ci furono numerosi impedimenti e “incidenti”, come se qualcosa volesse fermarmi. Ma io, per la prima volta da tempo, feci una preghiera, che suonava quasi come una sfida: “Dio, se è così importante, portami a questo incontro, se ci riesci.” E Lui ci riuscii.

Quell’incontro era il Cantonuovo. Lo trovai interessante, vero, diverso. Non era un rito: c’era vita, c’era un calore reale, c’era una fede che non era teoria. Così la settimana dopo andai a incontrare i fondatori. Dopo una piacevole chiacchierata, in cui esposi i miei problemi, mi parlarono di Gesù e mi chiesero se volessi che pregassero per me. Accettai, senza aspettarmi nulla di particolare.

E lì accadde qualcosa che non posso dimenticare. Sentii qualcosa che dal di dentro mi riempiva: era una presenza, una luce. Emanava pace e gioia. Non era suggestione emotiva: era come se qualcuno mi avesse realmente “toccato” nell’anima. E il pensiero che mi attraversò fu chiarissimo: “Questo è tutto ciò che ho cercato nei miei viaggi, studi ed esplorazioni. Cercavo proprio questo!” In un attimo compresi che avevo fatto il giro del mondo per cercare ciò che ora mi stava trovando, Gesù

Nei giorni successivi stavo bene, ma capii che dovevo rinunciare al voodoo, che mi aveva solo causato guai. Così una sera portai tutti i miei “aggeggi” al Cantonuovo e i ragazzi mi aiutarono a distruggere tutti gli oggetti legati a quella pratica diabolica. Fu un gesto concreto, come dire al buio “qui non hai più diritto.” Da quel giorno iniziai a frequentare tutti gli incontri del Cantonuovo e a leggere la Bibbia con avidità.

Non furono mesi facili. Il dubbio si insinuava continuamente: “E se fosse stata tutta un’illusione? E se fossi ancora nei guai con il mio passato?” A volte la mente torna a bussare proprio dove sei più fragile. Ma, passo dopo passo, imparavo a fidarmi, a camminare, a lasciare che la verità non fosse solo un’idea ma una relazione con Gesù.

Dopo circa sei mesi si tenne un seminario al Cantonuovo, dove ricevetti il Battesimo nello Spirito Santo. Fu un’esperienza profonda. E insieme a quella profondità sentii anche una richiesta netta da parte di Dio: interrompere una relazione sentimentale che avevo in quel periodo. Non era ciò che volevo sentire. Era una di quelle cose che ti stringono lo stomaco, perché capisci che Dio ti ama, ma ti sta anche liberando, e la libertà a volte passa attraverso una rinuncia.

Il giorno seguente presi quella decisione dolorosa. E nel momento in cui lo comunicai alla ragazza in questione, fui investito da una cascata d’amore proveniente dal cielo che mi travolse. Scoppiai a ridere, quasi non riuscivo a stare in piedi da quanto era potente. Chiesi persino a Dio di “abbassare il volume”, perché la sua potenza era letteralmente travolgente. Durò forse trenta secondi, non di più, ma mi ha segnato per sempre. In quei trenta secondi ho capito che Dio non è un concetto: è un Padre, ed è la sorgente di tutto l’amore dell’universo. È reale. E sa come confermare una scelta che ti costa, riempiendoti di un amore e di una gioia che non puoi fabbricare.

Da quel momento decisi di dedicare la mia vita al Signore e mi unii al Cantonuovo e al loro ministero. Negli anni successivi, insieme a loro, abbiamo fatto cose grandi e raggiunto migliaia di persone in Italia e in Europa. Io, che avevo vissuto per me stesso, per i miei piaceri, senza un vero scopo , mi ritrovavo parte di qualcosa che portava vita agli altri. Era già un miracolo, ma era solo l’inizio.

Dopo qualche anno, infatti, sentii una nuova chiamata da parte del Signore. Mi chiamava a lasciare tutto e a partire, come fece con Abramo. Lui si sarebbe preso cura del resto. Questa frase, detta così, sembra romantica. In realtà è spaventosa! Perché “lasciare tutto” significava davvero tutto. Mi licenziai. Lasciai lavoro, casa, amici, il Cantonuovo, il volontariato in ambulanza, la mia famiglia d’origine e ogni mia certezza. E partire, senza un obiettivo e senza una meta precisa. E lo feci.

Dopo i primi giorni di totale smarrimento (credo di aver pianto per dieci giorni, perché non sapevo cosa sarebbe stato della mia vita!), iniziai a fare volontariato nel paese in cui mi trovavo, e poi un passo alla volta sono diventato un professionista nel settore umanitario, fino a dirigere programmi umanitari di interi paesi. E così la mia vita prese una forma che non avrei mai immaginato: negli ultimi dodici anni ho vissuto in dieci paesi diversi: in Africa, Sud America, Asia centrale e Medio Oriente. Ho visto con i miei occhi intere nazioni toccate, guerre risolte, epidemie terminate, scoperte scientifiche per debellare malattie terribili, centinaia di migliaia di persone raggiunte, liberate, guarite o a cui semplicemente sono state restituite dignità e speranza. Io so bene che non è “merito mio”, cose troppo grandi per me. Io sono solo un “vaso di coccio”. Ma cammino accompagnato da una potenza che mi precede e mi sostiene: il Signore che mi guida ogni giorno.

Non è una vita facile, per niente! Non avere una dimora fissa, non avere amici “stabili” accanto, vivere tanta solitudine, nostalgia. A volte paura. Interminabili ore di lavoro, in mezzo a guerre, esplosioni, notti insonni, epidemie, catastrofi umanitarie, fame. Ci sono giorni in cui il corpo è stanco e l’anima è provata. Eppure, non tornerei mai indietro. Perché è una vita piena di senso. Sono fiero di quello che faccio: aiutare chi soffre e chi è nel bisogno e portare la testimonianza del Signore. È, per me, il lavoro più bello del mondo.

E quando torno in Italia, torno con gioia a trovare gli amici del Cantonuovo. È come se non me ne fossi mai andato. È un ritorno in famiglia. Loro sono con me ovunque io vada, e io sento che il legame costruito in Cristo non lo spezzano né le distanze né il tempo. E sono certo che faremo ancora grandi cose insieme.

Questa, in fondo, è la storia di un ragazzo che viveva solo per sé stesso, inseguendo piaceri, esperienze e risposte come si inseguono miraggi. Una persona senza vero scopo, anche quando sembrava “libera”. E che, grazie all’incontro con Gesù, è stata riportata alla realtà più autentica: quella dell’amore di Dio, della vera libertà, della vocazione. Oggi, grazie a Dio, produco frutti di vita per migliaia di persone nel mondo, e porto testimonianza della potenza del Regno di Dio. Non perché io sia speciale, ma perché Gesù libera davvero. E quando libera, non ti restituisce solo la vita: te la trasforma, come mai avresti potuto nemmeno immaginare.