Possiamo vedere come attraverso una efficace comunicazione Gesù abbia messo in pratica il proprio insegnamento nelle relazioni instaurate con le persone con cui è venuto a contatto.
Si pensi ai tre incontri che fece con Nicodemo, con la donna samaritana e con l’adultera che salvò dalla lapidazione. In tutti e tre i casi Gesù si mise al livello dei suoi interlocutori. Cercava la comunicazione. Offriva disinteressatamente loro un attaccamento sicuro perché rispondeva ai loro “segnali” entrando in sintonia con i loro stati interni, fornendo loro un senso di equilibrio e di coerenza risposte e domande adeguate. Cercava intimità e comunicazione collaborativa. Egli stesso dimostrava flessibilità, oggettività e capacità di valutare l’importanza della relazione in atto, nell’ottica di permettere ai Suoi interlocutori di vedere la Verità. Oltre a essere precise, le narrazioni di Gesù erano coerenti con la storia, lo scopo e i bisogni della persona che aveva davanti di volta in volta. Si può dire che Gesù era maestro nella comunicazione efficace, capace di attivare processi di sintonizzazione e di risonanza mentale con gli altri, fondamentali per lo sviluppo di un attaccamento sicuro. Si può dire che, nell’ambito dell’interazione con Gesù, tutti e tre i personaggi evocati hanno riportato un’amplificazione degli stati affettivi positivi e una riduzione di quelli negativi, con la conseguente creazione di modelli interni sicuri che permettono la modulazione delle emozioni e lo sviluppo delle aspettative positive nei confronti di interazioni interpersonali successive e della vita in genere.
Per Nicodemo, il celebre colloquio notturno che ebbe con Gesù non fu tanto tenero. A un certo punto il Signore si disse sorpreso che uno come lui, che era maestro d’Israele, non conoscesse le cose di cui gli stava parlando. Qualche tempo dopo, Nicodemo, che era uno dei capi dei Giudei, si trovò coinvolto nella discussione tra sacerdoti e farisei a proposito dell’eventualità di arrestare Gesù in quanto personaggio scomodo. Nicodemo parlò in Suo favore, esponendosi personalmente. E ancora, dopo che Gesù morì sulla croce, Nicodemo andò con Giuseppe d’Arimatea a prendere il corpo del Signore come Pilato aveva concesso. E per ungere il corpo portò con sé una gran quantità di mirra preziosa e aloe. Cosa era successo in quell’uomo? Semplicemente aveva sviluppato una fiducia in Lui, base sicura del suo comportamento in ambito sociale.
E che dire della donna samaritana, che dopo il colloquio avvenuto nel pozzo di Sicar presso un pozzo con Gesù, che le aveva parlato del suo passato poco limpido, si precipitò in città e disse alla gente che aveva trovato uno che sapeva tutto di lei senza conoscerla e che forse era il Messia. Per la sua parola molti samaritani andarono da Gesù e crederono in Lui. La donna, infatti, continuava a testimoniare che le aveva detto tutto quello che aveva fatto. Così, molti di più crederono in Gesù non più per la testimonianza della donna, ma perché l’ebbero conosciuto di persona. Cosa era successo a quella donna? Gesù le aveva parlato in modo diretto di cose personali e imbarazzanti e della vita eterna che era a sua disposizione. Gesù non svalutò la persona per quello che aveva fatto, pur non approvandolo. Così la persona non si sentì giudicata, ma esortata a diventare chi in realtà era. La modalità del suo approccio “sicuro” aveva sviluppato nella donna fiducia e speranza. Che diventò contagiosa per un’intera città.
E, infine, ricordiamo l’amorevole di Gesù con l’adultera! Prima la salvò dei suoi carnefici, poi la rassicurò che non condannandola per l’adulterio, pur invitandola a non farlo più. Ancora una volta, Gesù disapprovò il fatto, ma non la persona, confidando nelle sue capacità. Questo atteggiamento genera sicurezza di essere compresi, non condannati, ma esortati nello stimolo delle proprie capacità e nell’apprezzamento del proprio valore. La persona vale per chi è, mentre ciò che fa di male, per sé o per gli altri, la rende solo temporaneamente distratta rispetto al proprio “destino”. Le persone possono essere ricondotte nel potere che Dio stesso ha loro dato generando fiducia e speranza, non rimprovero e condanna. Relazioni di questo genere suscitano un attaccamento sicuro.
Con quale motivazione ci accostiamo agli altri? Con quale motivazione comunichiamo? Cerchiamo di esaltare il loro valore, pur disapprovando, nella sincerità, certi loro comportamenti? Oppure cerchiamo solo di difenderci, pretendendo che si comportino in un certo modo per non correre noi rischi e pericoli?
La motivazione parla sempre nel cuore dell’uomo. Non puoi non sentirla. Ha il suo sapore. È inconfondibile.
E quando la motivazione è sospinta dall’amore reciproco nella comunicazione, entra in risonanza con le nostre innate inclinazioni che possiamo sempre sentire come vere dentro di noi. Non tradiscono mai. Come le motivazioni, le inclinazioni si riconoscono sempre. Parlo della spinta alla vita, alla autonomia, alla consapevolezza, alla creatività, alla felicità, all’interazione con gli altri, ad andare oltre i nostri limiti umani, all’accudimento, all’unità. L’uomo tende a sempre a soddisfarle perché queste sollecitudini vengono dallo spirito umano, dalla sua identità.
Estratto dal libro dell’autore dal titolo “La vita in 4D”, Evangelista Media 2013.